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Voyeurismo è (anche) donna

Voyeurismo è (anche) donna

Si è sempre pensato che il voyeurismo fosse appannaggio completo del sesso maschile e della sua voglia di controllo sulla “preda”. E se non fosse più così?

I tempi cambiano, su questo non c’è dubbio; quello a cui non ci si è ancora abituati, però, è quella sensazione di smarrimento che pervade quando ci si rende conto che realtà che si davano per scontate, quasi come dogmi di fede, si ritrovano ad essere completamente sovvertite dalle evoluzioni, lasciandoci delle basi tutte nuove con le quali imparare ad interagire.

È quello che sta succedendo con la sessualità, dove i confini tra uomo e donna si sono talmente assottigliati da mescolare gusti, piaceri, desideri, visuali.

Dati e ricerche

Nel 2004, una ricerca intitolata “A sex difference in the specificity of sexual arousal” ha rivelato qualcosa di molto interessante: su un campione totalmente al femminile sono state studiate le reazioni fisiche relative alla visione di specifiche immagini di organi sessuali senza distinzione di genere; il risultato è stato che le donne si eccitavano in entrambi i casi, con una “potenza” maggiore di quella maschile.

La sessuologa Ilaria Consolo, però, ha precisato che: “Alle donne piace “anche” guardare; però per una donna lo stimolo visivo difficilmente è predominante, e quasi mai sufficiente. In questo il maschio è più lineare, basilare. La sessualità della donna è più complessa, più mentale. A una donna servono i preliminari dei preliminari, non parlo di sentimenti, ma di una ricchezza e una complessità diverse. Certo, c’è anche la parte visiva, e oggi succedono almeno un paio di cose al riguardo. Le donne lo possono ammettere, e dirlo. Inoltre siamo sicuramente più “visive” delle nostre nonne. Questo anche perché la vista è diventata, in ogni ambito e per tutti, il senso più sviluppato (…) Le donne sono più esigenti. E, dietro alla possibilità di guardare, rivendicano il diritto a meritare il piacere, a decidere con chi, come e dove“.

Il porno al femminile

Altro tassello fondamentale è fornito dallo studio dei dati provenienti dal porno, antico baluardo “only for men”, ora appannaggio anche della donna e della sua sessualità.

Infatti la donna non è più solo oggetto dello sguardo maschile, delle sue perversioni e dei suoi desideri, ma anche posizionata dietro la macchina da presa, dietro l’idea delle scene hard che verranno girate, dietro le quinte, insomma, a tutto tondo, della scena pornografica mondiale; lo testimonia Monica Stambrini, tra le fondatrici, con altre registe italiane, del progetto tutto nostrano chiamato “Le ragazze del porno“.

Tra l’altro, ormai, nei locali e nelle feste di addio al nubilato, ad esempio, assistere a strip maschili è la regola, ma la scrittrice Melissa Panarello ha fatto il punto della situazione anche su questo: “Il fatto che le donne utilizzino lo sguardo “come i maschi” è una forma di rivendicazione (…) Sinceramente, non è che ne ricaviamo un reale piacere. Quello che ci interessa è la possibilità di provare quell’esperienza, liberamente (…) in questo gioco siamo davvero sicuri che chi guarda è soggetto, e chi è guardato è oggetto? Comanda sempre chi innesca il desiderio“.

Una riflessione sacrosanta, che mette in discussione una serie di credenze del passato e l’intero ruolo della donna attraverso i secoli; perché, magari, anche lei ha sempre “guardato”, senza mai rivelarlo per timore, vergogna, o tabù.