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"Uninvited": il film che parlerà della vita di Marcelo Burlon

“Uninvited”: il film che parlerà della vita di Marcelo Burlon

Arriva il documentario sulla vita di Marcelo Burlon: si chiamerà “Uninvited” e vedrà la direzione di Mattia Colombo su sceneggiatura di Andrea Batilla.

Un lavoro di squadra, quello su “Uninvited”, che racconterà la vita, non solo pubblica ma anche privata, del creativo che ha ideato il marchio “Marcelo Burlon County of Milan” e che ne produce altri cinque, nella sua holding “New Guards”. Una realtà fondata nel 2012 e che in soli due anni e mezzo già fatturava 20 milioni di euro per anno e distribuiva capi d’abbigliamento in 480 store disseminati per il globo.

Chi è Marcelo Burlon?

Burlon è argentino, nato in Patagonia da padre italiano, gestore di una lavanderia, e madre libanese, impiegata nel turismo. Proprio questa sua origine lo ha spinto, negli anni ’90, a trasferirsi insieme alla famiglia nel nostro Paese, precisamente nelle Marche, dove ha cominciato, lentamente, ad inserirsi nel mondo della moda, con impegno e discrezione, mentre i genitori cominciavano un nuovo lavoro in fabbrica.

Nel frattempo, dopo la terza media, anche Burlon ha cominciato a lavorare come operaio, arrotondando i guadagni nel weekend occupandosi dell’animazione nelle discoteche.

Verso la fine degli anni ’90, però, la sua vita ha cominciato a cambiare: si è trasferito a Milano e iscritto ai corsi di MAS (Music, Arts and Show), pagandosi gli studi facendo selezione alla porta dei Magazzini Generali, un noto locale spesso frequentato da VIP e stilisti. Da lì, il salto di qualità: sono cominciati i suoi ruoli all’interno dei big names della moda, come D&G e Alessandro Dell’Acqua, occupandosi anche di organizzare eventi, in qualità soprattutto di DJ. I suoi followers sono aumentati proprio così, grazie ai social e alle serate di musica che, presto, hanno cominciato ad essere richieste anche nella Grande Mela, a Beirut, Tel Aviv…

L’esperienza che ha accumulato negli anni gli ha permesso, così, di fondare nel 2012 insieme a due amici e soci, Davide De Giglio e Claudio Antonioli, un impero, quello odierno, che è passato da 0 a 20 milioni di euro in pochissimo tempo, diventando punto di riferimento a livello internazionale.

Milano mi ha dato tutto”, ha dichiarato Burlon in un’intervista, ed è per questo che il suo brand ne richiama il nome.

Lo stile

Lo stilista ha saputo sfruttare la sua popolarità per pubblicizzare i propri articoli: chi lo seguiva, d’altro canto, gli è rimasto fedele perché intrigato dal suo stile.

Burlon ha cominciato come influencer di se stesso, indossando le T-Shirt che produceva e lasciandosi fotografare e filmare sui social, estendendo, poi, la sua creatività anche a poncho e felpe.

Le sue stampe animalier, aggressive e particolari, hanno cominciato a fare il giro del mondo, ma in tanti nemmeno immaginavano che dietro quella firma creativa si nascondessero anche simboli legati alla sua terra natia, la Patagonia.

Con il tempo la sua produzione si è allargata a custodie per smartphone, orologi ed accessori che richiamavano lo stile della linea d’abbigliamento. Tutto questo ha fatto sì che i giovani, soprattutto, si interessassero al suo brand, diventato in poco tempo non solo famoso, ma anche imitatissimo.

Il debutto decisivo è arrivato nel 2015, con Pitti Uomo 87 e Milano Moda Donna, in cui Burlon si è assicurato il suo posto all’Olimpo con una collezione per uomo e donna. Infine, è arrivato l’ultimo step, quello dedicato ai bambini, senza tralasciare la Lamborghini personalizzata, la linea di occhiali e una serie di altre proposte che il mercato, ormai, aspetta sempre trepidante.

“Un connettore, non uno stilista”

Questa vita così appassionante, che gli è valsa il successo, sarà il tema centrale del film prossimo all’uscita, che racconterà tutta la storia da un punto di vista più poetico e professionale. Lo stesso Burlon, come ha suggerito il regista Mattia Colombo, si definisce “un connettore più che uno stilista; ama far incontrare le persone più diverse e far nascere alleanze insolite, mettendo in relazione mondi lontani, mixandoli come fossero brani musicali”. Una sintesi perfetta, in fondo, della storia di un personaggio eclettico e unico come il creativo argentino.