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Timidezza: è possibile superarla?

Timidezza: è possibile superarla?

La timidezza, vista al microscopio, non è altro che paura di interagire con gli altri a causa di una cattiva percezione di sé stessi: intervenire sulla bassa autostima può rappresentare la chiave di tutto il problema.

Essere timidi in un’epoca come questa, in cui l’identità virtuale scavalca quella reale, è molto comune perché si è sempre meno abituati a rapportarsi direttamente con le persone, avendo a disposizione la possibilità di fare i “leoni da tastiera” o, peggio, di esprimere concetti, sentimenti o esporsi in blandi chiarimenti alla distanza di sicurezza… di uno schermo.

Una faccenda che colpisce sicuramente anche gli adulti, ma che per i giovanissimi rischia di diventare la norma e, quindi, ancora più pericolosa.

Naturalmente, però, la timidezza è sempre esistita, forgiandosi e traendo forza da sé stessa a causa di determinati fattori scatenanti.

Bassa autostima: l’altra faccia della timidezza

Può sembrare scontato a dirsi, ma i timidi non sono solo coloro che vivono in una costante, eccessiva attenzione della buona educazione. Spesso, chi ha paura di esporsi, prova disagio nello stare al centro dell’attenzione o trova difficoltà nell’interagire con gli altri, vivendo una condizione di disapprovazione verso sé stesso, sentendosi continuamente inadeguato nei confronti di tutti o, addirittura, colpevolizzandosi per qualunque cosa andata male.

Un legame di amicizia o di amore finito, ad esempio, possono essere i classici eventi di cui incolparsi (o per i quali trovare, ad ogni costo, qualche motivo per sentirsi responsabili), perché è più facile pensare di aver sbagliato qualcosa piuttosto che ammettere che gli altri abbiano potuto deliberatamente mettere a rischio un rapporto così importante. Nel meccanismo della disapprovazione verso sé stessi, infatti, rientra spesso anche l’idealizzazione di determinate altre persone che difficilmente vengono tirate giù dal piedistallo.

Sofferenza e disagio

La timidezza può essere un tratto caratteriale, insomma, ma può anche diventare patologica, ostacolando i rapporti sociali (visti come fonte di probabile delusione o fallimentari) e sottoponendo i soggetti ad una pressione interiore non indifferente. Ogni successo viene imputato ad una casualità; ogni evento negativo, invece, visto come una propria responsabilità e si finisce per guardare qualunque situazione della vita attraverso questo filtro.

Quando le cose diventano psicosomatiche si arriva anche a provare quell’orrenda sensazione che è l’attacco di panico, senza contare rossore in volto, tachicardia, iperventilazione, sudorazione eccessiva, difficoltà a deglutire.

Come intervenire

Sicuramente, il primo grande passo per sconfiggere la timidezza è affrontare le proprie paure, porsi domande e cercare di trovare le risposte più giuste e focalizzate: ogni disagio, ogni difficoltà che si sente ha origine nel profondo, nella propria infanzia, molto spesso proprio nel modo in cui si è stati trattati da bambini. Arrivare al nocciolo di questa questione può aprire un mondo; e se ancora non dovesse bastare, è sempre possibile ricorrere ad un po’ di psicoterapia (cognitivo-comportamentale o di gruppo) che aiuti ad osservare le cose da un nuovo punto di vista strategico.

Anche iscriversi a corsi (di cucina, di pittura…) o semplicemente in palestra può aiutare a creare il terreno per nuove interazioni con gli altri, senza contare che per i bambini la pet therapy ha dato risultati insperati.