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T-Shirt e slogan: torna la moda delle scritte

T-Shirt e slogan: torna la moda delle scritte

T-shirt con slogan, borse piene di scritte, persino scarpe personalizzate con una frase o una parola: se a qualcuno sembra tutto già visto, in effetti, è proprio così.

È da quando la donna ha capito che poteva farsi portavoce di un messaggio che la moda degli slogan ha cominciato a prendere piede.

Indimenticabile la faccia tosta della stilista Katherine Hamnett, che si presentò alla Thatcher con una t-shirt che polemizzava contro la presenza di missili nucleari in Inghilterra.

Per molto tempo questo trend è stato sulla cresta dell’onda, per poi essere abbandonato e, per un po’, dimenticato.

T-Shirt “parlanti” in passerella

È stata Maria Grazia Chiuri, designer italiana per Dior, a riproporre, con estrema e quasi incredibile lungimiranza, questo stile, con una t-shirt, in passerella, che gridava “We should all be feminists” (“Dovremmo essere tutti femministi”).

Un’iniziativa che non fece breccia nel cuore di nessuno, inizialmente, finché… Trump è stato eletto presidente degli USA e un corteo infinito di donne, portavoce di questo stesso messaggio, si è riversato in strada.

La Chiuri ha azzeccato al momento giusto quello che sarebbe, a brevissimo, diventato un must have della stagione, tanto che la suddetta t-shirt adesso è sold out in tutto il mondo e vale, al momento, a pochi mesi dalla sua uscita in passerella, ben 500 euro.

E chi l’ha criticata, per le scelte della sfilata di settembre 2016, ora dovrà rivedere nettamente le sue posizioni e fare ammenda.

VIP e t-shirt “parlanti”

Si capisce, quindi, da dove si sia originata questa invasione di scritte più o meno serie, comiche o impegnate che invadono le passerelle, le strade… e non solo per i “comuni mortali”.

Anche i VIP, oramai, interagiscono con paparazzi e telecamere attraverso messaggi pre-stampati sulle proprie magliette. Un esempio?

Victoria Beckham, tra le donne più invidiate del pianeta, è anche tra le più criticate, in quanto spesso accusata di ridere poco o nulla.

La sua risposta è stata quantomeno spiazzante (e sì, questa volta anche divertente!): la sua t-shirt, immortalata dagli scatti dei fotografi, dice “Fashion stole my smile” (“La moda mi ha rubato il sorriso”).

Pro e Contro

Di certo, seguire un trend del genere è semplice: le t-shirt personalizzate si possono avere per pochi euro in qualunque parte del mondo, a volte persino scegliendo la scritta, i colori e il font per la realizzazione, di volta in volta.

Le donne hanno così la possibilità di esprimere tutto quello che sentono, che si tratti di messaggi banali, volutamente stupidi o superficiali o di posizioni impegnate politicamente e/o socialmente.

Al rovescio della medaglia, ci sono gli stilisti: chi riesce a fare di questa moda un concept nuovo di lancio, ha assicurato il successo; chi, al contrario, si rifiuta di vedere in questo salto nel passato qualcosa di moderno e di rivisitato per questi anni, è destinato ai “soliti” outfit, alle solite proposte, accontentandosi di rivolgersi ad un’altra fascia di clienti, quelle che hanno più timore di osare e di “svelarsi” al 100%.

D’altro canto, un ritorno del genere non può essere poi così sorprendente: i social mettono in piazza la nostra personalità esattamente nello stesso modo, ma attraverso altri canali.