YourMag » Ecologia » Starbucks apre in Italia: “dica no a tazze usa e getta”
Tazza Starbucks riciclabile con chicchi di caffè

Starbucks apre in Italia: “dica no a tazze usa e getta”

Starbucks apre in Italia, ma con tutt’altri presupposti rispetto agli store del resto del mondo: quest’inaugurazione, in effetti, è vissuta più come una sfida che come un investimento sicuro.

A settembre il nostro Paese vedrà, per la prima volta, l’insegna di Starbucks in una delle piazze più trafficate di Milano.

In effetti, la catena statunitense di caffetterie fondata da Howard Schultz a Seattle, nel 1971, ce ne ha messo di tempo per approdare sul nostro stivale ed il motivo è intuibile: l’Italia è il Paese del caffè e dei bar. Secondo le stime, questi ultimi sarebbero oltre 121 mila, disseminati lungo tutto il territorio: una competizione decisamente pericolosa per un prodotto completamente differente da quello proposto dalla tradizionale cultura italiana. Nel 2018 il colosso ha deciso di provarci, entrando in servizio nella capitale commerciale e facendo patti miliardari con la Nestlé.

La proposta italiana di Starbucks

Conoscendo i gusti raffinati degli italiani in fatto di caffè, la proposta di Starbucks per il nostro Paese sarà leggermente diversa rispetto alla classica: la torrefazione di Milano, che avrà sede nell’ex palazzo delle Poste di piazza Cordusio, sarà, infatti, lo store di punta della catena, proponendo un livello superiore di caffè Starbucks rispetto ai tradizionali, il Reserve.

Ma c’è chi auspica anche a qualcosa in più.

L’Associazione Nazionale Comuni Virtuosi fa appello a Starbucks

Quella dei Comuni Virtuosi è un’Associazione Nazionale costituitasi nel 2005 con l’obiettivo di una gestione ottimale del territorio attraverso la riduzione dell’inquinamento atmosferico, una corretta gestione dei rifiuti e l’incentivo alla conduzione di “nuovi stili di vita” esponenzialmente sempre più sostenibili.

Attraverso una lettera indirizzata proprio al CEO della catena di caffetterie USA, l’associazione si auspica una “rivoluzione verde di Starbucks” che tragga le sue fondamenta da una semplice raccomandazione: quella di evitare l’utilizzo delle classiche tazze usa e getta che hanno, da sempre, identificato il brand.

L’appello è stato sottoscritto e supportato anche da realtà del calibro di Greenpeace, Wwf, Zero Waste Italy, Zero Waste Europe e Reloop, piattaforma a sostegno dell’economia circolare, tenendo a precisare che quest’apertura potrebbe imporsi, in questo modo, come un esempio di sostenibilità a livello europeo e mondiale, incidendo, ovviamente in positivo, sulla spesa dei Comuni relativa alla gestione dei rifiuti; inoltre, questa rivoluzione avverrebbe proprio nella città che, a detta dello stesso CEO, ha ispirato la creazione del marchio.

Un’azienda che conta 28 mila negozi presenti in 77 Paesi ed è frequentata ogni giorno da milioni di persone ha un enorme potenziale per fare la differenza e dare un’importante contributo per fermare la crescente marea di rifiuti da consumo usa e getta” affermano le associazioni, convinte di poter fare breccia nelle evoluzioni italiane del brand.

In effetti, Starbucks non è nuova ad azioni volte ad un impatto più sostenibile: è stata già proposta all’estero, infatti, una tazza brandizzata riutilizzabile, in formula da passeggio, disincentivando l’utilizzo delle monouso, in alcuni store londinesi, con un addebito di 5 penny.