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perchè non ricordiamo i sogni

Sogni: cosa sono e perchè a volte non riusciamo a ricordarli?

I sogni son desideri di felicità, nel sogno non hai pensieri, ti esprimi con sincerità“. Potremmo dire che, in un certo senso, la versione dei sogni semplicistica di Walt Disney in Cenerentola fosse in linea con le opinioni di Freud! Come mai?

Secondo le teorie, poi contestate, del padre della psicoanalisi, il sogno non sarebbe altro che la realizzazione allucinatoria di un desiderio rimasto inappagato nella realtà. Naturalmente questa interpretazione è stata ampiamente discussa da numerosi altri psicoanalisti, che hanno visto invece, in questa particolarissima manifestazione non solo umana, ma anche animale, qualcosa di molto più complesso e interessante.

La natura del sogno

Moltissimi esperimenti sono stati condotti per capire, a livello anatomico, da dove i sogni si originassero e in che modo. Ma la scienza è ancora a corto di risposte definitive: di certo si sa che, con la scoperta della Fase REM nel 1953 da parte di  E. Aserinsky, si attribuì maggiormente a questo momento anche la fase onirica; a testimonianza c’è l’attività cerebrale che, dai macchinari, appare similare a quella da svegli, e il movimento, a palpebre chiuse, degli occhi (Rapid Eyes Movements, appunto). Alcune ricerche avrebbero voluto i sogni esclusivi della Fase REM e provenienti dal tronco del cervello; altri risultati, però, constatarono che l’attività onirica era presente, a livelli diversi, durante tutto il periodo del sonno, mantenendo una maggior frequenza nella suddetta fase; inoltre si scoprì che chi aveva subìto danni al lobo parietale non era in grado di sognare.

La funzione del sogno

Sognare fa bene, a quanto pare. Sarebbe una stimolazione continua per la memoria a lungo termine e una fonte di consolidamento per la memoria semantica: è come se la mente, sotto stress (infatti viene prodotto cortisolo) riuscisse a concatenare eventi anche molto distanti a livello temporale, lasciando, però, uno stato di allerta attivato rispetto a “suoni” o pericoli (ci si sveglia, quasi sempre, prima che ci accada qualcosa di brutto in un sogno, oppure il pianto di nostro figlio è in grado di tirarci giù da letto anche se siamo profondamente addormentati), rendendo questa fase utile ma anche “sicura”. Esistono anche i cosiddetti “sogni lucidi“, in cui si è coscienti di sognare e si può manipolare la “realtà virtuale” a nostro piacimento. Il sogno, in sostanza, non è altro che un modo per la mente di elaborare la realtà, mescolando elementi presenti (suoni contemporanei alla fase di sogno) a elementi quotidiani (l’accaduto della giornata) e persino a elementi psicologici che ci caratterizzano e ci “perseguitano”, inconsciamente. Tant’è che l’uomo ha sempre sognato, sin dai tempi preistorici, e molti disegni ritrovati nelle grotte ne sarebbero la testimonianza.

I sogni sono in grado di influenzare l’umore, di fare lo “scarto” tra i ricordi, di snodare situazioni ed emozioni che, coscientemente, non riusciremmo mai a comprendere del tutto. Inoltre c’è stato anche chi ha ipotizzato che possano funzionare proprio come una psicoterapia, fornendo materiale su cui riflettere, “attivando connessioni in un posto sicuro” e, quindi, permettendo al sognante di integrare “cose e pensieri” che, altrimenti, probabilmente, nella fase conscia verrebbero dissociati!

Ogni sogno, insomma, dentro di sè, ha la possibilità di “riprogrammarci”.

Ma perchè non ricordiamo i sogni?

Di sicuro, la risposta è sempre da ritrovarsi in quel meraviglioso organo che è il nostro cervello.

Pare che, all’origine della dimenticanza del sogno, ci siano, come co-fattori, ansia, stress, consumo di alcol o di droghe e la presenza di disturbi del sonno, come le apnee notturne, in cui la respirazione si interrompe o rallenta durante il sonno, anche più volte, inficiando la qualità della dormita.

Ma, in maniera controversa, si è provato ad affrontare il problema anche da un lato fisico-anatomico: c’è chi ha suggerito che svegliare bruscamente qualcuno lo aiuti a ricordare e chi, invece, ha ribadito il contrario, ma quello che sperimentalmente è stato dimostrato è che gli uomini con predominanza di “pensiero divergente” (in cui domina l’emisfero destro del cervello, che è il più attivo nel sogno) ricorderebbero più facilmente i sogni rispetto a quelli con una predominanza di “pensiero convergente” ( relativo all’emisfero sinistro). Un fatto curioso se si pensa che il pensiero convergente è il ragionamento logico e razionale, basato su procedimenti sequenziali e deduttivi, dedicato ai problemi chiusi che prevedono un’unica soluzione, mentre il pensiero divergente è creativo, alternativo, originale, sollecitato da situazioni aperte, come quelle etico-sociali, che ammettono più soluzioni.