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Social network: attenzione alla FOMO (Fear Of Missing Out)

Social network: attenzione alla FOMO (Fear Of Missing Out)

La tecnologia, attraverso internet, ci ha aperto ad un nuovo mondo, con il suo linguaggio, le sue regole, i suoi misteri, includendo persino posti di lavoro, criminali e… patologie ad esso connesse.

Quando si parla di web e social network, soprattutto dopo l’entrata in scena del fenomeno Blue Whale, lo si fa sempre più spesso in negativo, come se tutto il buono fosse stato già dimenticato.

Ma se si pensa all’E-Health, cioè ai progressi in campo medico legati a questa realtà, ad esempio, si capisce che, come spesso accade, non tutto è “nero” o “bianco” ma esistono infinite sfumature che dipendono molto anche dall’uso specifico che se ne fa.

Inoltre ci sono da considerare due fattori molto importanti: innanzitutto, proprio perché è un mondo nuovo con cui la nostra civiltà si sta interfacciando da pochi anni, c’è ancora moltissimo da imparare; in secondo luogo, sono in maggioranza i giovanissimi ad interessarsi al web, perlomeno in senso ludico, ed è facile immaginare come infanzia ed adolescenza possano essere segnate da un utilizzo improprio di questi strumenti.

È proprio da qui che nascono molti dei disagi, anche psichici.

La Sindrome FOMO

Accade spesso che, nel venire a contatto con i lati più oscuri e negativi di una realtà nuova, questa venga demonizzata e anche, in qualche caso, messa al bando.

Ma se questa fosse sempre stata la procedura standard, si capisce come procedere in avanti sarebbe stato pressoché impossibile.

Qualunque novità può rappresentare, alla stessa maniera, un vantaggio o uno svantaggio, a secondo dell’uso che se ne fa, senza dimenticare che personalità fragili possono distorcere l’utilizzo di qualunque strumento nella maniera più congeniale alle proprie convinzioni, per cui non sono il web, i social network o i videogiochi la causa del problema ma, in verità, proprio il contrario.

In particolare, sono stati condotti degli studi per capire il ruolo dei principali social network sulla psiche degli individui e si è ritrovata, così, la presenza incombente di questa FOMO, acronimo che sta per Fear Of Missing Out, ovvero la paura di restare “tagliati fuori” da qualcosa (conversazioni, notizie, novità), che porta a continue, incessanti consultazioni del proprio profilo, in una sorta di attacco ossessivo-compulsivo da sindrome di esclusione.

Le ricerche

Una ricerca è stata condotta dalla Royal Society for Public Health, un ente indipendente che si occupa, in Gran Bretagna, del miglioramento della salute pubblica, su un campione di 1.479 giovani, tutti del Regno Unito.

I social messi “alla gogna” sono stati i più importanti e frequentati del momento: Facebook, Youtube, Snapchat, Instagram e Twitter.

Quello che ne è emerso è che, con un’incidenza maggiore nella fascia tra i 14 e i 24 anni, l’utilizzo di questi strumenti, Instagram su tutti, può portare ad una situazione psicologica fragile, contaminata da ansia e depressione. Come mai?

A parte la “prigionia”, non avvertita a livello conscio (ma il subconscio si accorge di tutto), di sentirsi quasi costretti a consultare i propri profili in continuazione, c’è una componente a cui, forse, non tutti pensano: i social network difficilmente sono una vetrina sulla vita reale delle persone, poiché a volte diventano una finta finestra su un mondo che non esiste, fatto di ostentazioni, di felicità fittizie, di commenti, foto, post e quant’altro, messi online per creare interesse, invidia, per dimostrare di essere quello che nella vita reale non si è. E chi usa questi strumenti in questo modo è sicuramente qualcuno che ha più possibilità di ritrovarsi insoddisfatto della propria vita reale, messa a confronto con una vita virtuale perfetta e desiderata che, ovviamente, non esiste.

Su questo tassello ha fatto luce un altro studio, questa volta condotto dall’Università del Galles, che ha chiarito un paradosso abbastanza singolare: sebbene dietro ogni “like” ci sia una scarica di dopamina che porta una sensazione di temporaneo benessere che, a sua volta, istiga i più deboli ad una dipendenza dal web e dai social, l’altro lato della medaglia è costituito dal fatto che tutto questo non porta ad un innalzamento della propria autostima ma, al contrario, ad un livello maggiore di insicurezza.

I migliori ed i peggiori

Instagram e Snapchat sarebbero stati valutati come i social network più “cattivi”, capaci di intervenire addirittura nel complesso sistema di costruzione della personalità, soprattutto degli adolescenti. Socialità, salute mentale, stato psichico sarebbero influenzati da questi social fondati sull’immagine, se utilizzati in maniera sbagliata e distorta.

Ma non se ne è detto solo peste e corna, fortunatamente.

Instagram, ad esempio, è stato anche decretato come un ottimo e valido aiutante nel mostrare la propria personalità, nell’esternare l’identità della singola persona, senza contare quanto stia prendendo piede ormai il web marketing, per cui molte aziende, anche piccole e a conduzione familiare, sono capaci di farsi promozione da sole con buoni risultati.

Il social più “buono”, comunque, sarebbe Youtube, perché non influirebbe, nel suo utilizzo, sulla psiche, vista la sua struttura più “impersonale” rispetto agli altri. Fermo restando che tutto, anche qui, dipende dai video che si consultano e dai canali a cui ci si affilia, Youtube riuscirebbe “solo” a disturbare il sonno.

La soluzione

Secondo l’amministratrice delegata della Royal Society, Shirley Cramer, la soluzione risiederebbe nell’introdurre nelle scuole una sorta di “educazione ai social network“, per tutelare i più giovani dalla dipendenza e dalle conseguenze di un uso errato, suggerendo anche di introdurre la possibilità di segnalare immagini di corpi palesemente photoshoppate, per ridurre le sensazioni di inadeguatezza che possono condurre a stati depressivi, disturbi dell’alimentazione e persino della personalità.