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Snowflake Generation: la fragilità dei Millennials

Snowflake Generation: la fragilità dei Millennials

Il nuovo millennio appare molto diverso da quello che, probabilmente, si era immaginato, almeno sotto il profilo psicologico. Siamo infatti circondati da giovani adulti incapaci di affrontare le ordinarie difficoltà della vita.

Sono ormai lontanissimi gli anni del dopoguerra, dove tutto quello che si conquistava veniva percepito quasi come un miracolo e un motivo per sentirsi profondamente grati e fortunati, dove la possibilità di poter proseguire gli studi oltre la scuola dell’obbligo non era per tutti e dove il lavoro era effettivamente diversificato, per mansioni, paga e gestione, a seconda dei casi.

Oggi viviamo in un’epoca di transizione, dove tutto sta cambiando e dove la parola “crisi” è divenuta molto comune, ma semplicemente per il fatto che questa impostazione della “vecchia società” sta lasciando il posto ad una sua naturale evoluzione.

I tradizionali mestieri di un tempo si stanno trasformando in qualcosa di diverso: un classico esempio riguarda il fatto che quello che prima l’uomo svolgeva a mano, oggi viene portato avanti dalle macchine. Questo non significa che il lavoro sia diminuito, ma solo che è “shiftato” (se non c’è più spazio per i lavori manuali… bisogna imparare a costruire o gestire le macchine!).

Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento” afferma un famoso aforisma riguardante l’evoluzione della specie, ma sembra che i Millennials abbiano problemi a farne tesoro.

Una generazione di “fiocchi di neve”

È stato proprio studiando la cattiva attitudine di molti giovani (e giovani adulti) ad affrontare discussioni basate su disaccordi o critiche che si è creato il termine “Snowflake Generation” (letteralmente, “Generazione di Fiocchi di Neve“), entrato di diritto anche nel Dizionario Collins. Un epiteto perfetto per queste persone tremendamente incapaci di affrontare i normali sacrifici e le gavette che la vita pone loro davanti per riuscire ad ottenere determinati obiettivi, assolutamente rabbiose ed impotenti nel notare che, magari, qualcuno dissenta dalle loro idee e sostenga tesi completamente diverse, sofferenti, insomma, di non poter controllare e gestire il pensiero e le emozioni altrui.

Una cattiva eredità proveniente da genitori troppo permissivi, da un lato, e troppo asfissianti, dall’altro, che non sono riusciti ad insegnare altro ai propri figli che la “facilità” con cui ottenere le cose nella vita, attraverso un amore forse immaturo, viziante, poco educativo, morbosamente “positivo”.

Il ruolo dei social

In questo scenario già piuttosto pregno, in cui si capisce quanto stia diventando semplice sottovalutare la formazione del carattere dei propri figli, anche e soprattutto a fronte delle avversità, si inserisce anche il ruolo dei social che ha amplificato problemi di narcisismo, già presenti o latenti nella società.

Il desiderio di “apparire” anche per quello che non si è, è divenuto così normale che lo si applica anche alla vita reale, oltre che a quella virtuale, generando, appunto, una società di “fiocchi di neve”, pronti a sciogliersi ai primi raggi del sole o a frantumarsi di fronte alla prima minuscola, prevedibile difficoltà.

Un’escalation di fragilità che impone una riflessione seria sul nostro prossimo, immediato futuro.