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Ragazza procrastina a lavoro

Si può imparare a smettere di procrastinare?

C’è chi ha un’attitudine cronica alla procrastinazione e chi, invece, si ritrova a comportarsi in un certo modo soltanto in determinate situazioni: fatto sta che tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo ritrovati a rimandare un impegno importante.

Indugiare al cospetto di una decisione difficile da prendere è più che umano, anche perché bisogna prendersi il tempo necessario per capire quale sia, effettivamente, la cosa giusta da fare, per evitare disastri o rimpianti; ma quando si diventa “rimandatori seriali” c’è decisamente qualcosa che non va. 

Quella di procrastinare sistematicamente non è mai una buona abitudine e si rivela pessima quando a pagarne le conseguenze sono le performance lavorative o la vita sentimentale/sociale: quel lavoro che proprio non ti stimola e per il quale non trovi la voglia di cominciare o quel discorso con il tuo partner che continui a spostare a domani, sono tutte azioni che richiedono un tuo intervento e che tu lasci in stand-by… lasciando, in qualche modo, in stand-by anche la tua vita.

L’azione non sempre porta alla felicità; ma non c’è nessuna felicità senza l’azione” dice un aforisma del politico Benjamin Disraeli e descrive proprio alla perfezione questo tipo di situazioni.

Non agire significa, nel frattempo, non-vivere, ma sopravvivere in un limbo fatto di paure, indecisioni ed inadeguatezza. Alimentando, nella maggioranza dei casi, un circolo vizioso che porta a continuare a procrastinare, fino all’ultimo momento possibile. A questo punto gli scenari che si aprono sono due:

  • fallire completamente, “perdendo il momento”;
  • ritrovarsi a svolgere, in un tempo frazionatissimo, e spesso insufficiente, quello che si sarebbe potuto fare in tutta calma, con i tempi giusti e la più auspicabile dedizione.

Ma è possibile “guarire” da tutto questo?

Farsi delle domande

Come in tutte le cose attinenti al nostro benessere psicologico, la cosa importante è trovare il coraggio di farsi le giuste domande… e, soprattutto, di darsi le risposte più schiette.

Qualunque sia la specifica condizione che ci porta a rimandare, una soluzione c’è ed è sempre a portata di mano, ma invisibile finché non la focalizziamo.

Forse continuiamo a rimandare perché quello che dobbiamo fare non ci piace, non ci entusiasma o, peggio, è inserito in un’intero contesto in cui non ci soddisfa? Che si tratti di lavoro o di relazioni sociali, forse sarebbe il caso di rivedere tutto alla radice e di valutare un cambiamento: si vive una volta sola e non si può sprecare un’esistenza tra cose sgradite solo perché ci si sente, in qualche modo, obbligati!

Un’altra situazione-tipo è quella che include la paura: un vero e proprio terrore paralizzante di fallire o di perdere qualcosa o qualcuno; ma non agire significa alimentare questo sistema di cose, finanche ad arrivare a quella che gli psicologi chiamano “profezia che si autoavvera“, mettendo in moto una serie di eventi che andranno a confermare i nostri più profondi, spesso anche inconsci, timori.

Altre volte, semplicemente, la colpa è della “mole” di cose da dover affrontare: in questo caso, l’unico modo per “aggredire” la preda è salire uno scalino alla volta di questa immensa gradinata, senza mai guardare né in basso né in alto, per evitare di scoraggiarsi: all’improvviso ci si ritroverà in cima senza nemmeno rendersene conto!