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Shoppers tra sequestri ed illegalità: parla Legambiente

Shoppers tra sequestri ed illegalità: parla Legambiente

Ogni giorno, soprattutto nei supermercati e nei grossi centri commerciali, abbiamo tutti la possibilità di scegliere se acquistare dei sacchetti ecologici monouso, per portare a casa la spesa, o sacchetti da riutilizzare e conservare. Molti di questi, però, sono stati ritirati dal mercato perché considerati illegali.

Legambiente ci è andata giù pesante sulla questione shoppers, con tutte le ragioni del mondo.

Da quando il mercato dei sacchetti monouso è cambiato, molti sono i consumatori che si lamentano della fragilità degli stessi, costretti ad acquistarne quantità maggiori di quelli che servirebbero per fare in modo che anche spese voluminose arrivino a casa senza intoppi.

Tutto per salvare il pianeta, si dice; un sacrificio che viene fatto, quindi, con cognizione di causa ma che, invece, si è rivelato in moltissimi casi addirittura inutile.

È notizia di questi giorni infatti, il maxi sequestro di shoppers, che ha coinvolto 2.380 Kg di materiale, per un totale di circa 2 milioni di unità.

Le cause del sequestro

Il Nucleo Speciale Tutela Proprietà Intellettuale della Guardia di Finanza ha ultimamente intensificato le proprie attività preventive e repressive, nel settore degli imballaggi di materiale plastico, per scovare quali unità non corrispondessero alle norme vigenti. Il risultato è stato a dir poco avvilente tant’è che, oltre al maxi sequestro, sono stati contestati centinaia di illeciti amministrativi e sanzionati e deferiti molti trasgressori, raggiungendo un totale di 3 milioni di euro, per “Frode nell’esercizio del commercio”.

La verità, però, è che nel tempo si è creata molta concorrenza anche su questa fascia di mercato, tenendo presente che i sacchetti vengono acquistati dai vari punti vendita dai produttori, che sarebbero i primi a dover agire nel rispetto delle norme.

Ecco perché la Guardia di Finanza ha avviato una collaborazione con Assobioplastiche, l’Associazione italiana delle bioplastiche e dei materiali biodegradabili e compostabili, unitamente all’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpa) – Umbria, per effettuare le analisi dei campioni dei vari sacchetti in commercio.

La battaglia di Legambiente

Legambiente, nei panni del direttore generale Stefano Ciafani, parla di questo fenomeno ancora troppo importante in Italia, suggerendo di mirare ai “pesci grossi” come unica, reale soluzione per ridurlo.

Secondo le stime, infatti, sarebbe ancora il 50% dei sacchetti in circolazione ad essere illegale per cui, con un paragone molto efficace, l’ente per la salvaguardia del pianeta ha asserito che bisogna “arrestare il narcotrafficante e non lo spacciatore“.

Anche perché il problema investe numerosi ambiti, partendo da quello ambientale e finendo a quello economico, passando per il fatto in sé che diventa, come abbiamo visto in precedenza, pressoché paradossale.

Il rovescio della medaglia

Oltre al paradosso dei consumatori, che si ritrovano a pagare per sacchetti poco efficienti e per giunta inquinanti, c’è quello che riguarda gli imprenditori, quelli seri, e le relative aziende, che hanno investito nel settore per creare materiale di qualità e rispondente alle norme vigenti, ma che si ritrovano a dover fare un passo indietro poiché il mercato è attualmente invaso da una concorrenza sleale; alcuni, purtroppo, anche con il rischio di chiudere.