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Sessualità fluida: i giovani sono stanchi delle etichette

Sessualità fluida: i giovani sono stanchi delle etichette

Quando si parla di sessualità la Generazione Z (che comprende i ragazzi tra i 16 e i 22 anni) è molto decisa… o molto confusa: questo è quello che emerge dai dati di un sondaggio condotto in merito, commissionato dalla Bbc all’istituto Ipsos-Mori su un campione di mille inglesi.

Quando abbiamo parlato di pansessualità ci siamo introdotti in un mondo che, forse, per molti è risultato nuovo: quello di tantissimi giovani che non si lasciano etichettare dai propri gusti sessuali poiché considerano tutti, indistintamente, degni della propria attenzione, anche solo spirituale e non per forza solo sessuale, considerando “l’anima”, e non il “genere”, quello con cui confrontarsi.

In effetti, è proprio quello che è emerso da questo recente sondaggio che ha svelato un filo conduttore comune tra i giovanissimi; un elemento comune che, però, per qualche esperto è risuonato anche come una mancanza di informazione, una velata ignoranza e, purtroppo, anche una sorta di moda da seguire per sentirsi al passo coi tempi e conformi alla massa.

Tendenze

Un tempo definirsi anticonvenzionali voleva dire vivere una condizione di ribellione rispetto al resto delle persone che, bene o male, facevano scelte di vita simili o compatibili tra loro.

Oggi sembra che l’anticonvenzionale sia diventato il nuovo convenzionale: sono tutti ribelli, tutti “diversi” e, perciò, in fondo tutti uguali.

È successo con molte correnti di pensiero che alla lunga sono diventate “mode”, sia in tempi recenti che nel passato: ciò che è sembrato più giusto, più condivisibile, più cool è diventato “di tutti”, anche quando chi condivideva determinati stili di vita non lo faceva per profonde riflessioni interiori ma, appunto, per emulazione.

Ma se in origine tutto questo riguardava il pensiero scientifico e quello religioso, la concezione della moda o della figura femminile nella società, il ruolo del cibo, della salute e di tanti stili di alimentazione diversa, oggi si è trasferito nella sessualità, che è stata, forse, l’ultimo tassello sdoganato -e non ancora totalmente- dalla società. Fino a qualche tempo fa, anche parlare liberamente di sessualità era quasi impossibile a causa dei tabù che si reiteravano di secolo in secolo.

I risultati del sondaggio

Che la sessualità sia da intendersi completa quando riguarda gli orientamenti sessuali di tutti è un’assoluta verità: d’altro canto, tantissime specie animali, inclusa la nostra, sperimentano naturalmente l’omosessualità e la bisessualità e non dovrebbe esserci nessun tabù al riguardo.

Il problema sorge nel momento in cui molte ragazzine, ad esempio, sperimentano storie omosessuali solo per compiacere i ragazzi o per sentirsi al passo con i tempi, emulando qualcosa visto altrove senza alcun trasporto, istinto o desiderio interiore: qui non si parla più di sessualità ma di ricerca di attenzione, esibizionismo, voglia di conformarsi a qualcosa di non ben definito che circola nel tessuto sociale senza etichette.

Non che sia un fenomeno solo relativo alla Generazione Z: sono tantissimi anche gli adulti VIP che hanno dichiarato la propria pansessualità, come la nostrana Gianna Nannini o l’attrice Kristen Stewart, ma si parla di individui con una personalità forgiata, consapevole e ben delineata. Per i giovanissimi, invece, il fenomeno prende altri connotati.

Dal sondaggio, infatti, è emerso che un terzo degli intervistati si definisce gay o bisessuale, in contrasto con i baby-boomers (tra i 50 e i 60 anni), dichiaratisi all’88% eterosessuali, e con la generazione di mezzo, quella X (i nati all’incirca tra il 1960 e il 1980), all’85% in tendenza “tradizionali” nel vivere la propria sessualità.

In Italia

Nel nostro Paese, stando ai dati dell’indagine sociologica pubblicati nel libro “La sessualità degli italiani”, solo il 2% delle persone si dichiara bisessuale, mentre il circa 3,5% afferma di aver avuto rapporti con entrambi i sessi e il 4,5% di avere semplicemente questa fantasia, senza sentire il bisogno di realizzarla. Nonostante questo, gli adolescenti italiani sono molto vicini agli inglesi, come pensiero in materia.

Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma, ha espresso il suo pensiero molto chiaramente: “più che un vero orientamento sessuale, quella dei giovani di oggi è una tendenza, una moda, quasi un obbligo (…) in Italia, tra i ragazzi dai 14 ai 18 anni, un 10% è omosessuale, poi c’è un altro 20% che ha avuto un’esperienza bisessuale che, nella maggior parte dei casi, non viene più ripetuta in futuro. L’esperienza bisessuale riguarda principalmente le ragazze che prendono la cosa con più leggerezza. (…) Si parla di fluidità, i ragazzi molto spesso sperimentano e hanno un’esperienza con una persona dello stesso sesso in età scolastica ma non per questo possono essere definiti omosessuali o bisessuali. Tra di loro c’è molta confusione e anche molta ignoranza“.