Seattle: addio cannucce e posate di plastica. Starbucks si adegua
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Stop alla plastica usa e getta

Seattle: addio cannucce e posate di plastica. Starbucks si adegua

Secondo le stime, ogni americano produce 30 Kg all’anno di rifiuti in plastica, di cui meno del 10% viene riciclato, un 15% viene usato come combustibile per la produzione di energia e ben il 75% finisce in discarica. Dati scoraggianti che hanno costretto i cittadini più lungimiranti ad una riflessione.

Per una volta, possiamo affermare che l’Europa si trovi un passo avanti all’America.

Mentre Trump è rimasto della sua idea, uscendo dagli accordi di Parigi (voluti da Obama, per ridurre le emissioni inquinanti nell’atmosfera), la UE ha approvato, giusto il mese scorso, la messa al bando della plastica monouso, dopo aver agito allo stesso modo, nel 2015, per quanto riguarda i sacchetti di plastica.

In effetti, l’America sembra non riuscire proprio a disfarsi di quell’etichetta di noncuranza nei riguardi del pianeta. Da loro, anzi, i sacchetti sono ancora quelli di una volta, si utilizza il tritarifiuti nel lavandino (con un comportamento assolutamente anti-sostenibile) e la plastica fa ancora da padrona ovunque, sulla strade, sui banconi dei bar, nei pub e nelle ludoteche per bambini.

Se solo si pensa che una bottiglia impiega circa 450 anni per decomporsi, forse si capisce l’entità di questo problema.

Seattle, big city sull’esempio di Miami Beach e Berkeley

È Seattle la prima grande città americana ad aver scelto di seguire la linea di centri più piccoli, come Miami Beach e Berkeley, che avevano dimostrato, già in passato, interesse verso la questione ambientalista. Ha infatti detto addio alla plastica monouso, provvedendo a mettere a disposizione oggetti similari, ove strettamente necessario, forgiati in materiali naturali. Un’idea che all’America di Trump, ovviamente, non può piacere.

Starbucks segue a ruota

In questo panorama, anche Starbucks, il marchio che condensa le decine di migliaia di caffetterie sparse nei vari continenti, ha deciso di metterci la faccia, promettendo che, entro il 2020, dai suoi bicchieri spariranno completamente le cannucce in plastica, optando, ove necessario (solo per il frappuccino), per speciali varianti in carta o materiali sostenibili. Tutto il resto sarà affidato a dei bicchieri dotati di un nuovo coperchio, messo a punto dal fortunato team dell’ingegner Emily Alexander. Il modello, inizialmente commissionato dallo staff di un solo locale, diventerà così massivo e scelta generale della catena Starbucks; una presa di posizione importante ma ben ponderata che, sicuramente, offrirà i suoi vantaggi e che si inserisce perfettamente anche nella questione Starbucks Italia con l’ente Comuni Virtuosi alle calcagna.

Competitor

Non sono mancate le “ispirazioni” di altre aziende del settore, come Dunkin’ Donuts, che si è impegnata a eliminare i bicchieri di polistirolo entro il 2020, e Mc Donald’s, con il suo piano graduale di sostituzione della cannucce di plastica con quelle di carta (data inizio: settembre, data fine: 2018), ma solo in Gran Bretagna ed in Irlanda. Perché?
La compagnia aveva proposto di avviare un’indagine per valutare l’impatto delle cannucce di plastica nei suoi 37 mila store: risultato? Gli azionisti hanno bocciato l’idea.