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Se ti fai tanti selfie sei narcisista… lo dice la scienza

Una volta si chiamava semplicemente autoscatto, ma oggi, in un periodo storico durante il quale gli inglesismi hanno preso il sopravvento sull’italiano, tutti parlano di “selfie” e dal più piccolo al più adulto, ogni persona sa ormai di cosa si tratti.

I SOCIAL E LE FOTO: UNA MANIA ORMAI INCONTROLLATA
Chiunque ha prima o poi l’impulso di voler mostrare le proprie fotografie. Una volta si invitavano gli amici ed i parenti a sfogliare in casa interi album di ricordi immortalati su pellicola, mentre oggi, con l’avanguardia della tecnologia, si ha tutto a portata di cellulare e le fotografie sono diventate ormai un’abitudine innata quanto il mangiare o il bere.

Se in passato negli anni si scattava qualche foto per ricordo, ora, grazie al non dover far sviluppare costosi rullini, la mania di fare fotografie sta raggiungendo punte di isteria mai registrate prima: scatti rubati durante la cena, durante l’aperitivo e in piscina a rilassarsi. Ogni momento è prontamente catturato dall’obiettivo curioso di uno smartphone che è inevitabilmente diventato il prolungamento del braccio della maggioranza delle persone.

Ma a cosa servono tutte queste fotografie? Sono davvero solo un ricordo?
La risposta è no, ovviamente. Con l’avvento dei più celebri social network come Facebook, Twitter ed Instagram, la fissazione di fare scatti è diventata incontrollabile perché ora quello che conta maggiormente è pubblicare subito tutto ciò che si fotografa.

Il selfie, o autoscatto banalmente chiamato da qualche generazione fa, è il biglietto da visita di quasi tutti i profili dei poco più che ventenni e a volte, anzi sempre più spesso, anche di qualche adolescente, per non parlare dei più anziani che stanno solo adesso affacciandosi al mondo delle condivisioni di ogni istante della vita quotidiana. Con buona pace della privacy, così tanto cercata tempo fa e così tanto vituperata oggi.

DA UN SELFIE ALLA PSICOPATIA È SOLO UN ATTIMO
Ora, visto il clamore che suscita la così tanta abbondanza di autoscatti, l’Associazione Americana di Psicologia ha pensato bene di fare uno studio a riguardo ed i risultati non dovrebbero sorprenderci del tutto.
Scatti in primo piano, col sorriso, con il broncio e mille altre pose, se palesemente insistenti e presenti nel proprio profilo, sono decisamente il segnale che qualcosa non stia andando per il verso giusto.
Troppi selfie inducono ad aumentare il senso di narcisismo che porta, nei casi più gravi, a picchi di psicopatia.

Amare la propria immagine così tanto da doverne pubblicare continue riproduzioni può diventare un problema. La persistente ed assidua caccia ai likes e all’approvazione delle persone virtualmente collegate a noi, non fa che accrescere un sentimento di ossessione, di impulsività e di psicosi.

COME INTERVENIRE
Qualche foto va bene, soprattutto se è saltuaria, quando diventano più di tre al giorno abbiamo di fronte un livello chiamato acuto mentre se superano i sei scatti quotidiani con tanto di post sui social stiamo sfociando nel problema cronico.

La soluzione? Staccare la spina dal mondo virtuale, preferire i complimenti dal vivo, le relazioni in prima persona e se l’ossessione persiste, contattare immediatamente un professionista che possa aiutarci a capire da dove arriva questo bisogno continuo di approvazione dal mondo intero.