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Se la mamma lavora i figli sono più felici

Ora le mamme 2.0 possono dormire sonni tranquilli: la Columbia University School of Social Work ha scoperto che meno tempo si passa con il proprio pargolo, più felicità è garantita ad entrambi. Ma come?! Direte voi.

Qualità vs quantità
Finalmente anche la scienza corrobora la tesi secondo cui la Wonder Mom non esiste, o meglio, è la mamma che quando può, sa come esserci e dà il massimo per farlo.
La ricerca si basa sul classico motto: conta più la qualità che la quantità. Poche ore passate con il proprio piccolo accanto ad un DVD di Walt Disney o in gita al parco divertimenti, lo faranno sentire amato e coccolato.
Un vero sollievo per le mamme multitasking di casa nostra, abituate a destreggiarsi tutti i giorni tra pappe e meeting, senza un asilo nido aziendale che possa supportarle.

Lavorare fa bene
Secondo alcune testimonianze di giovani cresciuti con mamme workaholic, la super mamma è quella che pur non essendoci, è in grado di sviluppare quel particolare sesto senso che le permette di continuare a mantenere il controllo della sua prole. Questo perché il confronto con il mondo esterno la mantiene vigile, lucida, attenta.
Godersi l’un l’altro dopo una giornata sfiancante, può far sentire entrambi più gioiosi, privi del peso delle aspettative e di un ingombrante senso di colpa. E un’altra indagine effettuata più di un anno fa negli Stati Uniti lo conferma: un figlio è felice quanto più la sua mamma è serena e soddisfatta di se stessa. Una donna che lavora ottiene infatti maggior gratificazione personale, il che non può far altro che riflettersi positivamente sull’approccio dedicato al proprio bebè.

La famiglia, un’isola
Sorrisi, gesti affettuosi, coerenza nei comportamenti: questa la triade vincente che compensa la lontananza temporanea. Più il lavoro è impegnativo e stressante, più la famiglia si trasforma in quel porto sicuro di cui ogni persona ha bisogno per ricaricarsi.
Passare con il proprio bambino il tempo che si ha a disposizione, anche se poco, significa stimolarlo a compiere esperienze che andranno ad incidere sul suo sviluppo emotivo e comportamentale e, contemporaneamente, rinforzare il legame esistente, costruire una relazione affettiva stabile, e insegnargli l’autonomia. Un concetto valido già per i primissimi mesi di vita. Ecco allora che una cena preparata insieme può diventare un pretesto per sapere com’è andata a scuola, che stendere il bucato può trasformarsi in un momento da passare divertendosi tra gioco, chiacchiere e risate.
Al bando dunque i musi lunghi pre-trantran, quella figura mitologica nota con il nome di Miss Mamma Perfetta non è altro che una malefica guastafeste, #scienzadocet.