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Ristoranti e menu: le parole rendono i piatti più attraenti

Ristoranti e menu: le parole rendono i piatti più attraenti

Il marketing non risparmia proprio nessuno: anzi, è materia in continuo divenire il neuromarketing, che combina le conoscenze della psicologia a quelle dei marketers, per individuare canali di comunicazione diretti ai processi decisionali d’acquisto.

In questo ambito si inserisce perfettamente la scienza che riguarda l’impaginazione e l’editoria dei menu nei ristoranti: gli aggettivi usati per descrivere i piatti, la posizione occupata da determinate portate all’interno delle pagine e persino il font utilizzato sono strategici, volti a stuzzicare la curiosità dei clienti.

Quando un aggettivo diventa promotore

Abbiamo tutti notato le ultime tendenze in fatto di stampa di menu: ogni piatto viene descritto nei minimi dettagli, con la provenienza degli ingredienti ed aggettivi e nomenclature che invogliano all’acquisto. Nemmeno più una semplice porzione di patatine viene indicata con la solita vecchia dicitura, sostituita da etichette quali: “chips dorate“, “french fries” o anche varianti con altri tipi di ingredienti e salse che, con il minimo dello sforzo e della spesa, le rendono degne di un prezzo più alto, pagato senza remora alcuna dai clienti.

Secondo Charles Spence, docente di psicologia sperimentale e percezione multisensoriale all’Università di Oxford: “Dare un nome al contadino che coltiva le verdure o specificare la razza dell’animale può aiutare ad aggiungere autenticità ad un prodotto (…) I consumatori lo considerano un segno di qualità, anche se è tutto inventato. Le parole riescono a rendere un piatto più attraente“. Tristemente, non fa una piega: lo stesso prodotto può essere venduto ad un prezzo maggiorato semplicemente perché sponsorizzato diversamente.

Ma il tutto va combinato anche ad altri fattori.

Il font corsivo è la scelta migliore

Nello stilare le pagine del menu, pare proprio che la scelta migliore da fare, a livello di font, riguarderebbe una scrittura corsiva: dà un’aria professionale ma anche personale, ricordando la scrittura a mano, e risulta comprensibile a tutti, evitando lettere e scritture con caratteri magari troppo difficili da interpretare al primo sguardo. Non bisogna infatti dimenticare che i clienti passano pochissimi minuti con il menu tra le mani!

La posizione all’interno delle pagine

Anche lo spazio occupato all’interno delle pagine, come anticipato, è strategico.

I piatti più redditizi per il ristorante, in genere, si trovano in alto a destra, dove si è più portati a guardare inconsciamente, mentre quelli più costosi per il cliente nella posizione alta delle varie pagine stilate per categoria: in questo modo, tutte le portate descritte a seguire verranno percepite come particolarmente convenienti e si sarà invogliati ad investire in quel senso!

Secondo Gregg Rapp, guru americano del menu engineering (scienza vera e propria, nata negli anni ’80): “Per creare i menu di una grande catena che può avere un milione di persone al giorno nei loro ristoranti in tutto il mondo, possono essere necessari fino a 18 mesi“. 

Un particolare a cui difficilmente si è portati a pensare.