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Cambiare direzione nella vita

Reinventare se stessi è davvero possibile?

Si dice che “Il mondo è bello perché è vario” ma la verità è che moltissimi esseri umani condividono un tratto comune: la facilità di lamentarsi, annessa ad un’estrema difficoltà di affrontare il cambiamento.

Sono tantissime le persone che si ritrovano a vivere una vita che, quasi, non sentono appartenere: un partner “capitato”, un lavoro obbligato, una casa che contiene il contrario di ogni desiderio ed aspettativa.

Settimane, mesi, anni si concatenano tra loro in questa spirale di insoddisfazione, contaminando di negatività anche le persone esterne. Perché una relazione non fondata sul reale sentimento condiviso reciproco, un lavoro attuato sterilmente soltanto per mandare avanti la propria famiglia, sono tutte cose che si avvertono e che, se generano malcontento, contagiano come un virus anche chi si ritrova a contatto con queste realtà.

Il rischio è che si attivi un circolo vizioso dal quale diventerebbe sempre più difficile uscire: la zona di comfort, in fondo, è notoriamente il luogo più sicuro non per essere felici, ma per non prendersi la responsabilità di cambiare le cose, rischiando fallimenti… ma anche gioie inaspettate.

Avere il coraggio di cambiare

Un estratto molto spesso citato della celebre Preghiera della Serenità recita: “Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per conoscere la differenza“; un adagio assolutamente saggio il cui messaggio è stato anche sposato dall’associazione degli Alcolisti Anonimi.

In effetti, ci sono situazioni limite in cui non è detto che si abbiano le risorse per mettere in atto un radicale cambiamento: un padre che ha da sfamare la propria famiglia non sempre può permettersi il “lusso” di rischiare, soprattutto se di estrazione modesta o povera; ma ci sarà stato un tempo favorevole per il cambiamento anche per lui, in passato, probabilmente andato sprecato.

Tutto si riduce, quindi, a trovare il coraggio di investire su sé stessi, prima che sia davvero troppo tardi e, soprattutto, senza trovare scuse. Perché il rovescio della medaglia è proprio che, anche chi avrebbe tutte le carte in regola per provare a vivere la vita che desidera, non “osa” e continua a procrastinare, impaurito o insicuro dei risultati.

Eppure si sa, “no pain no gain“. Lasciare la zona di comfort è l’unico modo per capire a cosa si è davvero destinati utilizzando la realtà e la propria stessa vita come banco di prova: ci si assume, insomma, la responsabilità delle proprie scelte, con la consapevolezza che non tutto potrebbe andare come ci si aspetta: ed è questo il succo della faccenda. Come i bambini diventano adulti a suon di “cadute”, così si possono fare nuove esperienze soltanto sul campo, collezionando successi, certo, ma anche tantissimi fallimenti che altro non sono che suggerimenti per fare sempre meglio.

Perché ognuno di noi è il risultato di ciò che ha compiuto, perché non si perde mai, “si vince o si impara”, e perché sarebbe ancora peggio vivere con il rimpianto di non averci nemmeno provato.