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Raccolta differenziata, obiettivo: “End of Waste”

Raccolta differenziata: ieri, oggi, domani. Com’è cambiata l’Italia dal decreto Ronchi del ’97? E quali sono gli obiettivi per il futuro? Cerchiamo di fare il quadro della situazione.

Nessuno ci avrebbe pensato, qualche decina di anni fa, eppure quello dei rifiuti non solo è un campo infinito di risorse, ma anche un insieme sterminato di possibilità, occasioni, innovazioni e… posti di lavoro! Ma cerchiamo di fare un passo indietro.

1997 – Il decreto Ronchi

Fino al 1997 non c’era una vera e propria cultura in merito ai rifiuti: tutto (parliamo di una percentuale pari all’80%) finiva in discarica, che si trattasse di carta, umido, vetro o ingombranti, mentre l’ecomafia aveva il monopolio in alcune aree del Paese; la raccolta differenziata arrivava a stento al 9%.

Oggi, fortunatamente, le cose sono molto cambiate, e sebbene si parli di ecomafie anche nel campo della raccolta differenziata (molti sono stati gli scandali anche riguardanti camion che riversavano il contenuto dei vari bidoni tutti insieme), la discarica è scesa al 26% e la raccolta differenziata è salita al 47,6%: statisticamente, più di 9 persone su 10 si preoccupano di “centrare” il bidone giusto (il 91%), nonostante il 26% sia ancora perplesso e indeciso su come differenziare correttamente alcuni materiali ed oggetti.

Naturalmente, come per tutte le cose, ci sono anche le eccezioni. E le eccezioni, in Italia, riguardano alcune regioni e città, in cui ci sono ancora basse percentuali di adesione alla differenziata, e i rifiuti non urbani, su cui non c’è ancora una regolamentazione intelligente nè un progetto per il riutilizzo a livello di risorsa, come per il resto delle categorie. E così, se in alcuni centri è possibile trovare la macchinetta che “mangia” bottiglie e rilascia centesimi per fare la spesa, in altri mancano proprio gli impianti per il trattamento dei materiali.

I nuovi obiettivi

Tutto questo ha imposto di stilare nuovi obiettivi: d’altra parte, si sa, si può fare sempre meglio ed imparare dal passato per progettare un futuro sempre più in grande.

E così Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, ha dichiarato: “Per raggiungere i nuovi obiettivi indicati dall’Unione europea bisogna ora superare i ritardi che caratterizzano città come Napoli o Roma e regioni come la Basilicata, la Puglia, il Molise, la Calabria e la Sicilia. Molto importante sarà anche aggiornare i decreti sul recupero dei rifiuti speciali per avere una più estesa ed efficiente diffusione del riciclo con il regime di end of waste“.

Insomma, c’è ancora tanto da fare! Ma questo ha anche dei risvolti in positivo… vediamo perché.

L’ “impresa” rifiuti

Non ci si pensa, ma l’era del riciclo dei rifiuti ha generato un rebound, in positivo, di innovazione e posti di lavoro, nonché di settori di studio in cui specializzarsi per dedicarsi a determinate mansioni e ruoli all’interno della “grande catena”.

Non è assolutamente da sottovalutare, infatti, che l’industria dei rifiuti ha generato 155 mila posti di lavoro, viaggiando, tra l’altro, su consensi che aumentano di giorno in giorno, sfiorando il 90%. Praticamente una popolazione intera che la ritiene “cosa buona e giusta”, riuscendo anche ad inserirsi nel meccanismo come personale altamente qualificato, per partecipare e migliorare lo stato delle cose.

Il settore della green economy, in cui l’Italia detiene il 12% dei brevetti Europei, conta oltre 6 mila imprese, per un fatturato di 50 miliardi di euro, a cui vanno aggiunte quelle realtà in cui i rifiuti costituiscono una priorità secondaria, con altre aziende ed altri addetti ai lavori, per un totale stimato di circa 9 mila aziende e 328 mila occupati. Niente male per un Paese in cui la parola “crisi” è diventata quasi una (strana?) abitudine, con la conseguente “fuga dei cervelli”.

In più c’è da tener presente che tutta una serie di materiali vengono lavorati e proposti diversamente, tant’è, ad esempio, che è nato il CONAI (Consorzio nazionale Imballaggi) con i relativi consorzi di filiera, per la produzione di imballaggi.

Non ci resta che aspettare, quindi, educando i nostri figli al rispetto dell’ambiente e delle regole, per scoprire quanto il mondo del riciclo dei rifiuti abbia ancora da offrirci.