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Rabbia, repressa o esplosiva: il danno è servito

Rabbia, repressa o esplosiva: il danno è servito

In medio stat virtus” assicuravano i latini, generalizzando un concetto che poteva essere applicato a tutte le situazioni. In effetti, anche nel contesto della rabbia e dei sentimenti spiacevoli, le cose funzionano proprio così.

Molti dei sentimenti e delle emozioni che proviamo sono, da sempre, considerate “negative”, per cui, in tanti casi e senza accorgercene, finiamo per reprimerci e per non dare sfogo ai più normali istinti umani.

Rabbia, pianto, gelosia, tristezza sono tutte sensazioni che ognuno di noi può provare più volte nell’arco di una vita, per i motivi più disparati e nelle intensità e sfumature più variopinte: non c’è nulla di sbagliato, strano o anormale, a patto di fare i conti con sé stessi.

Anche le emozioni negative vanno accettate

Parliamoci chiaro, è facile accettare un successo, una soddisfazione, una affettività ricambiata, una gentilezza ricevuta. Ma perché, allora, dovrebbe essere così difficile fare altrettanto nel momento in cui una sensazione sgradevole comincia a invaderci, quando qualcuno è sgarbato con noi, quando subiamo un’ingiustizia o quando chi vogliamo bene si approfitta di noi?

Tutti possediamo il sacrosanto diritto di arrabbiarci, di sentirci tristi, di esternare le nostre emozioni negative con lacrime, sconforto, cattivo umore: essere feriti non è mai bello e porta inevitabili conseguenze.

Tutto sta ad accettare anche quelle fasi della vita per quello che sono. Interiorizzarle, farle proprie, se possibile dar loro anche uno scopo (a volte alcuni eventi negativi devono accadere per forza per rendere possibile delle altre contingenze positive), per poi superarle completamente. È l’unico modo, tra l’altro, per imparare dai propri errori.

Negare di provare determinate emozioni significa non affrontare quel particolare problema nel momento giusto, non cercare le risposte alla fatidica domanda: “Perché mi sento davvero così?“… e quindi, sostanzialmente, non imparare nulla da un evento che, per quanto negativo, ha sempre potenzialmente qualcosa da insegnare.

“Io non perdo mai: o vinco o imparo” recita un celebre aforisma, attribuito da molti a Mandela. Ed è proprio questo il punto di partenza per l’approccio giusto ai sentimenti non-positivi, che non vanno mai etichettati come esclusivamente negativi.

In medio stat virtus

È pur vero, però, che non bisogna nemmeno esagerare, né in un senso né nell’altro. Quindi, se si impara a non reprimere la propria rabbia, questo non significa che la si può far esplodere con chi ci pare e in qualsiasi momento.

Implosione ed esplosione, in fondo, sono due facce della stessa medaglia: è la via di mezzo la soluzione migliore, per tutti. Comunicare agli altri il proprio disagio o far comprendere le cose che ci hanno fatto soffrire è la chiave per costruire rapporti veri e non falsati da atteggiamenti di convenienza o dalla paura di interazioni negative. Tutto questo, però, deve avvenire sempre e comunque nel pieno rispetto degli altri e senza perdita di lucidità, con piena gestione della rabbia, insomma, per dare vita a confronti obiettivi che possano portare a conclusioni cristalline.

In fondo, si dice che è solo quando si litiga con qualcuno che lo si conosce davvero e, in questo modo, si potrà vagliare meglio se è il caso di continuare a frequentarsi oppure di dividere le proprie strade.