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Quanto ne sanno i giovanissimi di malattie sessualmente trasmissibili?

L’istituto di ricerca socio-economica italiano Censis ha condotto uno studio su giovani e giovanissimi, per capire quanto (e se) sia diminuita l’età del primo rapporto sessuale e se sia sufficiente l’informazione e la prevenzione adottata in relazione a malattie sessualmente trasmissibili.

Lo scenario che si è presentato non è poi così diverso, o sorprendente, rispetto a quelli degli anni passati, almeno per quanto riguarda la fatidica “prima volta“.

Lo studio

Il Censis, grazie alla sponsorizzazione (non condizionante) di Sanofi Pasteur MSD, ha eseguito uno studio basato su un campione di 1.000 giovani residenti in Italia, di età compresa tra i 12 e i 24 anni.

Ne è emerso che, nonostante molti adolescenti facciano gli “sbruffoni”, non è poi così precoce l’età del primo rapporto sessuale, se ci si attiene ai dati: parliamo, in media, di 17,1 anni sia per i maschi che per le femmine. Un risultato che sorprende solo per il fatto che le percentuali siano effettivamente eque per i due sessi, cosa che nella ricerca del 2000 (dove però il campione conteneva ragazzi di età leggermente superiore) non avveniva, con un’età media di 17,6 anni per i maschi e 18,4 per le femmine.

Ma lo studio si è spinto molto più in là, dedicandosi anche ad argomenti piuttosto delicati come le malattie sessualmente trasmissibili e la relativa prevenzione.

Malattie sessualmente trasmissibili, informazione e precauzioni

Il fatto che si cominci ad avere una vita sessuale attiva in un’età dove, molto spesso, non è stata fornita ancora una adeguata informazione, è sempre, potenzialmente, un rischio.

Le statistiche relative a questo studio, infatti, dicono chiaramente che molti ragazzi ancora confondono il concetto di “anticoncezionale” con “prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili”, credendo che la pillola o addirittura il coito interrotto siano utili ad entrambi le cause.

Anche discernere le varie tipologie di patologie sembra difficile, per molti, così che al nominare il Papilloma Virus, o Hpv, la mente dell’89,6% degli intervistati va all’AIDS.

Naturalmente la fascia maggiormente penalizzata, nel senso dell’informazione, è quella dai 12 ai 14 anni, ma si nota anche una certa “sicurezza”, di un ragazzo su tre, di non temere  le malattie sessualmente trasmissibili grazie alle precauzioni prese in merito.

La situazione generale

L’informazione, all’interno del campione di ragazzi scelto, non appare assente, anzi, tutt’altro, molto attiva ma poco specifica, mal approfondita, e superficiale.

Il 66,3% del campione si ritiene abbastanza informato mentre il 18,4% poco o per nulla, ma, allo stesso tempo, poco meno del 50% ammette di avere dubbi e incertezze relative all’informazione sulla sessualità.

I motivi potrebbero essere legati al fatto che, nonostante la metà dei più giovani indichi i genitori come fonti d’informazione, e quindi persone più grandi e con più esperienza che possano fornire elementi veramente utili e indispensabili, il 61,6% del campione totale dichiara di confrontarsi maggiormente sull’argomento con coetanei (fratelli, amici), che non possono offrire una comunicazione esaustiva su tutti i fronti come accadrebbe con un adulto. Naturalmente, in tutto lo scenario, si aggiungono anche i media, su tutti internet, che insieme e più della scuola (62,3% contro 53,8%) informano ogni giorno, anche trasversalmente, gli usufruenti; forse anche con un po’ di pudore in meno perchè, in molti casi, garantiscono l’anonimato.