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Quando l'ansia colpisce... uno psicologo!

Quando l’ansia colpisce… uno psicologo!

Sono tantissime le persone in cui, ancora oggi, sopravvive una sorta di antico retaggio per il quale “andare dallo psicologo” è qualcosa di cui vergognarsi, da evitare, perché “se hai bisogno dello strizzacervelli sei pazzo“.

Alla stessa maniera, correlatamente, ci si dimentica che anche questi professionisti sono esseri umani, con le loro vite e i loro problemi.

Chi sceglie di intraprendere il percorso della psicologia, in genere, lo fa per due motivi: fare chiarezza dentro sé stessi o aiutare gli altri a far chiarezza dentro sé stessi, sfruttando la propria indole e le proprie doti naturali. In entrambi i casi, non si deve mai dimenticare che si tratta di comuni esseri umani, come tutti, che decidono liberamente che indirizzo dare alla propria vita.

Tutto questo ci porta anche ad un’altra considerazione da fare. In quanto umani, anche gli psicologi sono imperfetti, possono perdere il loro proverbiale equilibrio e la pazienza in periodi difficili della loro vita ed hanno bisogno, come tutti, di fare il punto della situazione per uscirne.Talvolta anche vedendo un collega, in qualità di supervisore, che li aiuti a far luce sulla situazione che li sta attanagliando.

È qualcosa di estremamente necessario: questi professionisti non possono permettersi il “lusso” di stare male perché finirebbero per non fare al meglio il proprio lavoro, prestando poca attenzione ai pazienti o dovendo annullare le sedute proprio per evitarlo.

Ma quali sono le strategie messe in atto dagli psicologi per superare questi stati d’animo? Proviamo a scoprirli attraverso i racconti di alcuni esperti del settore, traendo ispirazione anche per noi stessi.

Ansia: come la supera uno psicologo?

Come in tutte le cose, il primo passo è l’accettazione: fingere che l’ansia non sia lì, che non esista o di esserne immuni non può fare altro che peggiorare le cose. In fondo, in quanto esseri umani sensibili, siamo tutti soggetti a sperimentarla per un motivo o per un altro. L’importante è “vederla”, affrontarla ed eliminarla, per evitare che si ingigantisca.

Alcuni psicologi hanno rivelato che il lavoro migliore che si possa fare in merito è quello notturno. Una volta sotto le coperte, canticchiare tra  una canzone particolarmente amata o concentrarsi sulla respirazione, ascoltando il proprio respiro, senza pensare a nient’altro, come in una sorta di meditazione, può avere effetti miracolosi. L’attenzione viene deviata altrove e, in pochissimo tempo, la mente si ritrova a vagare in terreni decisamente più amichevoli.

Un altro passo importante è la consapevolezza: scavare a fondo e porsi domande, anche ad alta voce. Perché si sente quell’ansia? Qual è il vero motivo? E dietro questo, cos’altro c’è? Contestualizzare, a volte, aiuta a sminuire la portata delle preoccupazioni.

Infine, all’opposto di chi si proietta all’interno, c’è chi si proietta all’esterno, cominciando ad allargare la visuale allo spazio, alla Terra immersa nella Via Lattea, alle galassie che si scontrano e si fondono, creando nuove stelle e nuovi pianeti, lontano anni luce dalla nostra dimensione. Renderci conto che siamo così “piccoli” di certo può essere di aiuto per eliminare pensieri negativi senza fondamento e, spesso, ingigantiti semplicemente perché ci prendiamo troppo sul serio!