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quando la paura è positiva

Quando la paura è un’emozione positiva

La paura è un’emozione primaria, una di quelle emozioni, cioè, presenti in noi esseri umani (ma anche negli animali) sin dalla nascita.

La percezione generale che si ha merito ad essa è, spesso, negativa, ma ci sono aspetti della paura che invece sono importantissimi e sono legati alla sua presenza in positivo nella nostra vita. Pensiamo, ad esempio, ad un bambino che tocca una pentola bollente, non conoscendo il pericolo in cui sta per incorrere; si scotterà, avvertirà dolore, probabilmente piangerà e si allontanerà immediatamente: sicuramente, da quell’esperienza imparerà che non si devono toccare le pentole calde e fumanti! In questo modo la paura diventa esperienza, conoscenza, conservazione, cura di sè. Diventa positiva.

Paura positiva

La paura, infatti, in realtà, ci aiuta ad interagire con l’ambiente, a sopravvivere, col tempo ci aiuta anche a “percepire” il pericolo, cercando di evitarlo attraverso azioni come “evitare”, “scappare”, “allontanarsi”, addirittura qualche volta “bloccarsi” in tempo.

Senza l’attivazione neurofisiologica che permette tutto questo saremmo continuamente in preda ai pericoli del mondo, emozionali come fisici, e continuamente a rischio, talvolta anche della vita!

Ma quand’è che la paura diventa disfunzionale, quand’è che bisogna avere paura della paura?

Paura negativa: le fobie

La paura diventa patologica quando si innesca nel momento sbagliato, in assenza di minacce reali, per i motivi sbagliati o, addirittura, senza motivo (apparente). Molte paure scaturiscono dalla “non conoscenza” di qualcosa, come la paura che si ha, da bambini, del buio, ma con il tempo, conoscendo il proprio “nemico”, si possono superare: è il percorso naturale di crescita, che non ha nulla di sbagliato.

Quello che, invece, può diventare potenzialmente pericoloso è non fare mai questo passo, cronicizzare la paura di qualcosa di “insensato” fino a diventare, in alcuni casi, addirittura dipendenti da essa, modulando la propria vita ed il proprio quotidiano in base a dei timori che non hanno motivo di esistere.

Paure innate e paure apprese

E’ la differenza sostanziale, insomma, tra la “qualità” delle paure a fare la differenza. Una paura innata può essere vinta, una paura appresa con l’esperienza, invece, come il bambino con la pentola, ha senso ed ha motivo di continuare ad esistere.

Naturalmente, in ogni esasperazione c’è sempre qualcosa che non va: un bambino che eviterà tutte le pentole, anche quelle fredde in un mobile, a causa di quell’unica pentola bollente che lo ha scottato, è un bambino traumatizzato, bloccato, che non ha imparato qualcosa ma che è stato dominato da quell’emozione al punto da restarne terrorizzato. Metaforicamente parlando, è una cosa che avviene spessissimo, anche a livello emozionale, nelle nostre vite.

Ma citando un passo de “Il piccolo principe“: “E’ una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. E’ una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio.