Pornografia: come influenza l'adolescenza
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Pornografia: come influenza l'adolescenza

Pornografia: come influenza l’adolescenza

L’educazione sessuale non è considerata ancora obbligatoria in molti Paesi mentre, contemporaneamente, la reperibilità di materiale pornografico è altissima: come agisce, questa combinazione, sulla percezione del sesso da parte degli adolescenti?

La maggior parte del sesso che ho visto sugli schermi assomiglia ad un’espressione di ostilità verso il sesso” diceva Myrna Loy, attrice statunitense di grande fascino, che ha dominato la scena hollywoodiana degli anni trenta.

In effetti, se un tempo erano giornali e VHS ad andare per la maggiore (con, almeno, una piccola componente di difficoltà per il reperimento), oggi con internet disponibile h24 e 7 giorni su 7, le cose sono decisamente cambiate. Le obbligatorie, ma aggirabilissime, norme alle quali sottostanno tutti i maggiori siti web che trattano pornografia non hanno davvero l’intenzione di proteggere i minorenni; anche perché, di fatto, non lo fanno: basta mentire al questionario sull’età e si può accedere a qualunque tipo di contenuto disponibile.

I provider stessi lo sanno bene, perché una grandissima fetta di utenza, anche pagante, proviene proprio da quelle fasce d’età.

Le indagini

La maggior parte degli studi condotti sul tema, includendo ragazzi adolescenti di entrambi i sessi, ha avuto come background il tessuto statunitense. Ad ogni modo, si crede che i risultati estrapolati da queste indagini sia, a grandi linee, verosimilmente applicabile anche alla nostra società e a quella europea.

Secondo le stime, negli Stati Uniti gli adolescenti di sesso maschile approcciano alla pornografia già verso i 13 anni; le ragazzine soltanto un anno dopo, in media.

Una prima ricerca è stata effettuata nel 2008 dall’Università del New Hampshire e ha scoperto che il 93% degli universitari maschi e il 62% delle femmine era entrato a contatto con la pornografia già da minorenne.

In anni più recenti, nel 2016,  la docente alla Scuola di salute pubblica all’Università di Boston, Emily Rothman, ha intervistato ragazzi tra i 16 e i 17 anni, rendendosi conto che, in questa fascia d’età, la pornografia era la principale fonte di informazioni sulla sessualità. Un dato agghiacciante, se non altro per le conseguenze annesse.

Ragazzi confusi e disinformati

La mancanza di informazione da parte della famiglia e della scuola, per un ragazzo in crescita, infatti, può significare soltanto una cosa: tante insicurezze, tanta curiosità e una mole incredibile di informazioni reperita in maniera “alternativa”, interpretabile come l’unica realtà a lui offerta. Il risultato? La maggior parte dei ragazzi che usufruisce di pornografia crede che sia quello il “vero sesso”, che siano quelle determinate performance a soddisfare una donna e che, anzi, bisognerebbe essere capaci di essere dotati, possenti, muscolosi e aggressivi quanto gli attori di quei filmati per essere appetibili.

Questo accade perché non c’è un tessuto sociale pronto a rispondere ai loro quesiti, a sottolineare il fatto che ciò che si vede in quei frame sono atti meccanici, messe in scena esattamente al pari di un film cinematografico e, quindi, ugualmente lontano dalla realtà.

D’altro canto, secondo un sondaggio svolto dall’Università dell’Indiana su 300 famiglie, è saltato fuori che la metà dei genitori di ragazzi che usufruivano di porno erano convinti che i figli, in realtà, non lo facessero.

Ecco perché non c’è nessuno a specificare, ad esempio, che non tutte le pratiche sessuali svolte dagli attori, “allenati” allo scopo, potrebbero essere piacevoli per tutti, creando disinformazione, aumentando il grado di confusione e dando man forte a quel fenomeno per il quale molti ragazzi si propongono, inconsciamente, come aggressivi e dominanti perché inconsapevolmente auto-plagiati.