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Perché mantenere un segreto altrui è così difficile?

Perché mantenere un segreto altrui è così difficile?

Il modo più sicuro per far sapere a tutti una cosa è di bisbigliarla nell’orecchio di un amico scongiurandolo di non parlarne con nessuno” afferma un aforisma del giornalista Vittorio Buttafava. Ed è proprio così. Sembra che, anche tra amici e confidenti, mantenere un segreto altrui sia complicatissimo. Come mai?

A pensarci, una volta rivelato un segreto questo viene snaturato del suo significato e prende le sembianze di qualcos’altro: una notizia proibita, un gossip, una rivelazione per pochi. Non più un segreto, però. Perché succede?

Basta confidare qualcosa ad una sola, singola persona, per innescare una catena di eventi per cui quella stessa persona si confiderà, in merito, con un’altra, e così via, in una escalation di gente “informata sui fatti” che, nel tempo, può anche sfuggire di mano e diventare ingestibile.

D’altro canto lo stesso padre della psicanalisi, Sigmund Freud, affermò: “Nessun mortale è in grado di mantenere un segreto. Se le sue labbra sono sigillate, parlerà con le mani, la verità trasuderà da ogni suo poro“. Una verità sconvolgente con la quale ci si trova a contatto tutti i giorni, ma che si tenta di non considerare mai per le conseguenze che avrebbe sulla nostra psiche, sui nostri rapporti interpersonali, sulla nostra stessa sanità che, a volte, riusciamo a mantenere semplicemente confidandoci e confessando qualche peccatuccio ad una persona fidata aspettandoci naturalmente l’assoluto silenzio che, però, molto spesso non si riesce ad ottenere. Pare proprio che nessuno sia in grado, davvero, di portarsi un segreto nella tomba. Ma perché?

Le motivazioni psicologiche e sociali

In teoria, l’atteggiamento di chi proprio non riesce a mantenere un segreto importante è tipicamente infantile. Chi riesce a maturare dentro di sé l’importanza di una rivelazione confidenziale, chi riesce a dare valore al fatto di essere stati “scelti” per conoscere qualcosa che gli altri non sapranno (o non dovrebbero sapere) mai e, soprattutto, chi riesce a immedesimarsi nell’altra persona, riuscendo a dare la stessa affidabilità che vorrebbe, nei suoi panni, per sé, è una persona adulta, con l’intelligenza emotiva necessaria per gestire questo tipo di situazioni.

Negli altri casi purtroppo quello che si evince è che, spesso, il segreto viene utilizzato come merce di scambio.

Rivelare confidenze altrui a qualcun altro diventa una sorta di “legame” di tela che si costruisce con e per l’altro, aspettandosi qualcosa in cambio, che sia anche semplice complicità o accettazione. Altri lo fanno per cercare con qualcuno un’appartenenza che, da sola, non ci sarebbe o non si creerebbe, o per tornaconto personale, sperando che esporsi (ma, in verità, si espongono le cose altrui) porti così ad ottenere considerazione o favori.

Ci sono poi quelli che non riescono a tergiversare, che si sentono al centro di tensioni, omissioni, versioni da confermare e vanno in panico, ritenendo alla fine che rivelare “la verità” piuttosto che, in qualche maniera, mentire o omettere dei particolari, sia più giusto in senso etico; senza tener conto del fatto che, così, si finisce per tradire una persona.

C’è chi inoltre vive legami patologici con i familiari, con gli amici, con i partner; delle relazioni così morbose che non lasciano spazio né ai segreti altrui né alla propria indipendenza fisica ed emotiva. Sono forse le persone da temere di più perché impossibilitate a non tradire.

Sforzo mentale

Insomma, pare proprio che mantenere un segreto non solo sia per le persone mature, ma anche per chi riesce a mantenere integrità e rispetto, senza perdersi e senza cedere allo sforzo mentale che richiede “mantenere in piedi” determinate versioni.

Di certo, l’empatia è sempre la strada giusta: comportarsi con gli altri così come si vorrebbe che gli altri facessero con noi è l’unica strada che può portare alla soluzione di qualunque tipo di dilemma.