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Pansessualità: orientamento sessuale

Pansessualità: sappiamo davvero cos’è?

Quando si parla di pansessualità, molte persone possono trovare difficoltà ad identificare questo preciso orientamento sessuale. Eppure parliamo, ormai, di qualcosa che caratterizza l’1% della popolazione mondiale.

Quando qualcuno afferma di essere pansessuale (molte star hanno fatto outing proprio recentemente, in merito, come Miley Cyrus e la nostrana Gianna Nannini), in sostanza, sta dichiarando un orientamento sessuale che si manifesta con una potenziale attrazione (estetica, sessuale o romantica) per delle persone, indipendentemente dal loro sesso e identità di genere. In sostanza, in tema sessualità, si sta cominciando a distinguere l’identità di genere dal gusto sessuale ed anche a miscelare le due cose, non sottintendendo, insomma, che una identità implichi per forza un determinato orientamento sessuale, e viceversa.

Pansessualità: una sfaccettatura relativamente nuova

Il problema di aver reso la sessualità e tutte le sue sfumature una sorta di tabù, nel corso dei secoli, ha creato anche una frattura: prima non si affrontava proprio l’argomento apertamente; poi si è cominciato a parlare solo della sessualità che veniva reputata “usuale” e, infine, con molta fatica, si è arrivati a parlare di tutta la sfera nella sua totalità, anche se, ancora oggi, ci sono molti pregiudizi che alimentano ancora la voglia di nascondersi, in molte persone.

Per troppo tempo si è pensato che “normale” fosse quello che rappresentava la maggioranza, senza rendersi conto che la normalità è proprio l’insieme di tutte le possibili sfaccettature e sfumature della realtà: senza differenze, la nostra specie non sarebbe nemmeno arrivata al punto in cui è. D’altro canto lo dice la scienza: la prole “migliore” è quella che proviene da individui con DNA differente. Qualcosa che oggi, per noi, è ovvio e naturale, ma che discende proprio da questa evidenza dei fatti.

L’intervista di Women’s Health Mag a Holly Richmond

Sul sito del magazine Women’s Health, è apparsa un’interessantissima intervista alla sessuologa e consulente per il matrimonio Holly Richmond. Proviamo a riassumere tutto attraverso alcuni punti salienti.

Innanzitutto, bisogna precisare che pansessuale non è bisessuale: non si parla di un’attrazione bilaterale ma più aperta; qualcuno per il quale anche un transgender o una persona non di genere può risultare attraente (la parola stessa deriva da “Pan” che, in greco, significa “tutto”). Ovviamente questo non implica promiscuità: i pansessuali hanno relazioni serie e durature esattamente come tutti.

La cosa curiosa, però, è proprio il fatto che questa sfumatura è emersa solo di recente: probabilmente l’aver sdoganato una serie di tabù, soprattutto riguardo la realtà transgender, ha reso più facile alle persone anche identificarsi a pieno. Molti, infatti, hanno riportato di sentirsi “stretti” nella categorizzazione di bisessuali, senza ritrovare, però, nulla di più adatto con cui potersi identificare, fino a questo momento.

Secondo Richmond, la parola stessa “pansessuale” sarebbe stata utilizzata per la prima volta cinque o sei anni fa, ad una conferenza per l’American Association of Sexuality.

Questo è il motivo per cui, attualmente, “soltanto” l’1% della popolazione si identifica con questo tipo di orientamento: è qualcosa di relativamente nuovo, che in pochi conoscono e con cui ci si sta confrontando da poco tempo. Tra l’altro, c’è anche tanta disinformazione contro cui combattere. Anche perché molti bollano queste persone come promiscue, senza entrare nello specifico, scoprendo, per esempio, che per molti di loro questo tipo di relazioni non sono nemmeno sempre e solo sessuali, poiché si va alla ricerca dell’incontro di “anime”… e le anime albergano nel corpo di tutti, indistintamente.