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Overshoot Day anticipato: siamo in debito con il pianeta

Overshoot Day anticipato: siamo in debito con il pianeta

Sembra incredibile accettarlo, e forse anche comprenderlo fino in fondo, ma dal 2 agosto appena trascorso siamo già in debito con il pianeta. Le risorse rinnovabili che avevamo a disposizione quest’anno, infatti, si sono esaurite in soli 7 mesi.

Supponiamo di avere in preventivo di fare delle spese e di aver previsto, per esse, un certo budget. Supponiamo, ancora, che questo budget, durante le varie attività connesse al nostro obiettivo, si sia poi esaurito prima del previsto. A quel punto l’unica chance è ricorrere ad un prestito, facendo in modo che, poi, lo si possa restituire un po’ alla volta, pena provvedimenti legali e ulteriori sanzioni severissime.

Ecco, questa è più o meno la situazione che ci sta riguardando a livello planetario, solo che non si parla di soldi ma di risorse rinnovabili. In soli 7 mesi sono state già estinte tutte quelle previste come “budget” e, dal 3 agosto, stiamo già approfittando di un “prestito” che, in teoria, dovremmo avere cura poi di restituire al pianeta, anche poco per volta, pena la nostra stessa vita, altro che sanzioni!

La domanda è: ce ne rendiamo conto? A cui ne segue un’altra: riusciremo ad estinguere il debito e via via ad imparare a indebitarci sempre meno? Purtroppo, ad oggi, non abbiamo risposte.

Le stime

Il calcolo delle risorse viene fatto, anno per anno, dall’ente fondato dal famoso ambientalista svizzero Mathis Wackernagel, il Global Footprint Network, di cui è, oggi, anche presidente, e che si occupa proprio di sostenibilità ambientale.

L’elemento che più fa riflettere è il fatto che le cose stiano andando peggiorando di epoca in epoca: dieci anni fa l’Overshoot Day è arrivato il 20 agosto, venti anni fa l’8 ottobre, trent’anni fa il 25 ottobre, quarant’anni fa, negli anni Settanta, il 10 novembre, mentre negli anni Sessanta c’era pieno pareggio tra consumo e risorse. Un peggioramento con andamento esponenziale che preoccupa non poco e che può diventare un vero problema a livello planetario, se non si interviene. Perché a questi ritmi, nonostante di mondo ne abbiamo a disposizione solo uno, ce ne servirebbero 1,7: praticamente quasi 2 Terre per soddisfare le nostre esigenze. Evidentemente, quindi, non facciamo buon uso di quello che la Natura ci mette a disposizione.

Poiché lo spreco alimentare e domestico è uno dei principali tasselli del puzzle, responsabile, annualmente, di una perdita di 1.226 milioni di metri cubi d’acqua e dell’immissione nell’ambiente di 24,5 milioni di tonnellate Co2,  è nato il Food Sustainability Index, creato da Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit, per analizzare la produzione del cibo in 25 Paesi rappresentanti oltre i due terzi della popolazione mondiale e influenti a livello economico. Anche perché, tra l’altro, seconda al cibo è solo l’attività agricola per consumi di acqua dolce (il 70%!) e immissione di CO2 nell’atmosfera.

I Paesi più sostenibili

Secondo il Food Sustainability Index i Paesi più attenti al “come” produrre cibo sono la Francia, il Giappone ed il Canada, attivandosi in politiche anti-spreco e dedicandosi ad una produttività più sostenibile.

Esempi da cui tanti Paesi, incluso il nostro, dovrebbero prendere spunto, evitando quelli che sono stati stimati, per l’Italia, come lo spreco del 35% dei prodotti freschi (latticini, carne, pesce), del 19% del pane e del 16% di frutta e verdura. Numeri che fanno pensare e che devono, assolutamente, ridursi.