Overshoot Day 2018: dal 2 Agosto saremo in debito col pianeta
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pianeta Terra nelle mani degli uomini

Overshoot Day 2018: dal 2 agosto saremo in debito col pianeta

Nessuna buona notizia, quest’anno, in quanto ad impiego di risorse planetarie: ancora una volta siamo finiti a “chiedere un prestito” alla Terra; un prestito che non saremo in grado, quasi sicuramente, di restituire.

I dati parlano chiaro: esattamente come nel 2017, ad agosto esauriremo le risorse che il nostro pianeta è in grado di rigenerare nell’arco di un anno e finiremo in debito con lui; una situazione tutt’altro che nuova, purtroppo, e che non accenna a diminuire la sua portata, anzi. Lo scorso anno, quello che viene chiamato Earth Overshoot Day è caduto nel 2 agosto, quest’anno un giorno prima e, se si guarda alle stime degli anni precedenti, si capisce come si tratti di un trend in ascesa che avrebbe dovuto metterci in allarme già da tempo, non solo come enti, istituzioni, governi, ma anche come semplici cittadini, perché il primo contributo alla questione viene proprio dal singolo.

Global Footprint Network: “Occorre dimezzare gli sprechi di cibo”

L’ente che si sta occupando di questo calcolo, tornando anche indietro nel tempo per ottenere delle stime di più largo spettro, è il Global Footprint Network, fondato, nel 2003, dall’ambientalista svizzero Mathis Wackernagel.

Secondo i calcoli, l’Overshoot Day si aggira nei dintorni di agosto da una decina di anni, scalando le settimane nel tempo, ma trent’anni fa è caduto in ottobre, quaranta a novembre e, negli anni ’60, c’era pieno pareggio tra consumi e risorse. Un’escalation che non dovrebbe essere sottovalutata: “Oggi potrebbe non sembrare diverso da ieri, dal momento che c’è ancora lo stesso cibo nel frigorifero, ma gli incendi imperversano negli Stati Uniti occidentali. Dall’altra parte del mondo, i residenti di Città del Capo hanno dovuto dimezzare il consumo di acqua dal 2015. Queste sono le conseguenze del saccheggio del capitale ecologico del nostro solo ed unico pianeta” ha riferito Wackernagel, parlando di un vero e proprio debito ecologico da saldare.

Una situazione che dipende strettamente dal nostro stile di vita, da come conduciamo l’economia delle nostre nazioni, ma anche all’interno delle nostre case: deforestazione, pesca, erosione del suolo, collasso di biodiversità, accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera sono solo alcune delle cause che diventano, a loro volta, matrici anche di siccità, mancanza di acqua dolce, cambiamenti climatici, incendi; addirittura c’è chi afferma che venga influenzata anche la potenza degli uragani.

Il Global Footprint Network insiste sulla linea individuale: se ognuno di noi, nel suo piccolo, desse un contributo cambiando qualche parametro nella sua vita, si potrebbe dare vita a cambiamenti importanti; se, ad esempio, l’intero pianeta dimezzasse lo spreco di cibo, consumando meno calorie, si guadagnerebbero già ben 38 giorni, arrivando oltre settembre. Il resto potrebbe essere fatto attraverso un valido impiego dell’economia circolare, comprendente raccolta differenziata, riciclo e, insomma, un way of living decisamente meno consumista di quello odierno.

L’impronta ecologica è in calo in molti Paesi… ma non in Italia

L’86% della popolazione mondiale vive in un Paese con un deficit ecologico, ma non tutte le realtà sono così negative come sembrerebbe: gli sforzi, in alcuni casi, hanno già cominciato a portare benefici, come in Cina, dove l’impronta ecologica (l’indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle) è diminuita dello 0,3%, dal 2013 al 2014, sebbene fino al 2000 sia costantemente aumentata, o Singapore, Bahamas, Danimarca, USA, Regno Unito e Francia, tutti Paesi con trend, attualmente, negativi sotto questo punto di vista.

Gli italiani sono quelli che, in questo scenario, si comportano peggio: l’Italia, infatti, viene soddisfatta da un quantitativo di risorse pari a oltre 2 pianeti e mezzo; qui, l’Overshoot Day è ancora più anticipato (a maggio) e questo dovrebbe spingere noi e chi ci governa a riflessioni molto serie.