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“Outing” e “Coming Out”: due terminologie spesso confuse ma molto diverse

Sono anni, ormai, che moltissimi termini di origine extra-nazionale compaiono nel dizionario di italiano o, comunque, nel nostro linguaggio quotidiano: tra questi, figurano sicuramente anche “outing” e “coming out“.

Quante volte si è sentito dire che un attore o un personaggio pubblico “ha fatto coming out“: un insieme di parole che, in sostanza, fa riferimento al fatto che c’è stata una dichiarazione pubblica, aperta e volontaria sulla sua omosessualità.

Impossibile, ad esempio, non ricordare lo scalpore della rivelazione del nostro Tiziano Ferro, oppure del tweet lanciato da Kevin Spacey poche ore dopo essere stato incolpato di una molestia sessuale accaduta diversi anni prima.

Quando si parla di “coming out”, quindi, si intende un’azione di cui il protagonista non solo ha piena consapevolezza, ma anche completa voglia di esternarsi, di farsi conoscere, di rivelarsi per quello che è, senza tabù e senza nascondere, o continuare a nascondere, la propria identità.

Una connessione molto profonda con il proprio io interiore e con la propria personalità che non tutti hanno: ci sono, anzi, persone che nascondono per una vita intera la loro vera indole, in alcuni casi riuscendo a mentire persino a se stessi.

Da qui nasce il concetto di “outing”, spesso confuso con il precedente ma, in realtà, molto diverso.

“Fare coming out” non è “Fare outing”

In psicologia, a volte, si dice che un paziente “ha fatto coming out” aprendosi a 360° e confessandosi senza veli; può accadere, anzi, anche tra amici, parenti, conoscenti: nel momento in cui si stabilisce una profonda connessione con l’altra persona, tale da farci sentire a nostro completo agio, è facile ritrovarsi a “fare coming out” e a scoprire parti di sé, a volte finanche sepolte sotto sovrastrutture che, quotidianamente, abbiamo costruito per dimenticarle.

L'”outing”, invece, è qualcosa di diverso e di molto meno rassicurante.

È, difatti, proprio l’opposto del “coming out”, intendendo lo svelare l’omosessualità di qualcuno che, invece, è tutto impegnato a nasconderla.

Nascono così gli “outed“, cioè quei personaggi pubblici, tra cui celebrities e appartenenti allo showbiz in generale, di cui vengono svelati segreti inconfessati attraverso foto di paparazzi o rivelazioni intime rilasciate, magari, a qualche magazine senza scrupoli; ma non è stato sempre così.

Negli USA, anzi, questa “pratica” è stata anche sostenuta, inizialmente, dal giornalista Michelangelo Signorile che, negli anni ’90, riteneva potesse essere utilizzata anche come “arma politica” contro gli omosessuali conservatori che, addirittura, finivano per macchiarsi di atti persecutori contro altri omosessuali, proprio per allontanare da sé i sospetti sulla propria omosessualità. In effetti, sono sempre tante le sfumature da considerare, in ogni campo.

Signorile, comunque, è anche autore di diversi libri tra cui “Queer in America“, “Outing Yourself” e “Life Outside“, spesso criticati dai movimenti attivisti LGBT ma che hanno ricevuto anche parecchi riconoscimenti dal pubblico, fornendo diversi spunti di riflessione.