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Orango di Tapanuli: scoperta una nuova specie di scimmia

Orango di Tapanuli: scoperta una nuova specie di scimmia

In un periodo storico costellato di emergenze legate all’estinzione, la scoperta di una nuova specie animale potrebbe solo essere positiva… se non si trattasse di una popolazione già, purtroppo, molto esigua e, paradossalmente, tra le più minacciate del pianeta.

Orango di Tapanuli (nome scientifico Pongo tapanuliensis): questo l’appellativo che hanno scelto gli scienziati per una “nuova” specie di orango, abitante esclusivamente delle foreste di montagna dell’isola di Sumatra, in Indonesia. Una popolazione endemica solo per 1100 Km quadrati di pianeta, precisamente nell’area di Batang Toru.

Una “nuova” specie molto antica

In verità, la scoperta non è poi così recente: era il 1997 quando l’uomo è venuto a contatto con questi animali per la prima volta, ma l’attività di ricerca si è potuta coordinare solo nel 2005, grazie al programma per la conservazione degli oranghi di Sumatra (SOCP) insieme a università, autorità indonesiane e alcune organizzazioni non governative. Solo nel 2013, è stato possibile studiarne un esemplare a tutti gli effetti, poiché, purtroppo, morto durante un conflitto proprio con l’essere umano. Esaminando lo scheletro di questo orango si è potuta effettivamente constatare l’unicità di questa specie: dalle dichiarazioni dei ricercatori emergono molti particolari interessanti che dimostrano quanto questa popolazione sia distaccata e specifica rispetto al resto degli oranghi.

Per parecchio tempo abbiamo lavorato su dati genomici per studiare la struttura genetica e la storia evolutiva di tutte le popolazioni di oranghi esistenti. Nonostante le specie di oranghi attualmente classificate siano solo due, noi abbiamo individuato nei geni degli oranghi tre linee evolutive molto antiche e ben distinte. Quando abbiamo capito che gli oranghi di Batang Toru sono morfologicamente diversi da tutti gli altri oranghi, i pezzi del puzzle si sono messi a posto”.

“La terza e più antica linea evolutiva del genere Pongo si trova effettivamente negli oranghi di Batang Toru, che sembrano essere i discendenti diretti della prima popolazione di oranghi di Sumatra nell’arcipelago della Sonda”.

Le nuove scoperte

In effetti, proprio recentemente, attraverso l’utilizzo di modelli computerizzati, è stato possibile ricostruire la storia della specie, facendo luce su un particolare fondamentale per comprenderne l’importanza: la popolazione di Batang Toru, infatti, vive isolata da tutte le altre da almeno 10-20 mila anni, per cui non c’è stato scambio genetico con le svariate popolazioni del Nord. Questo è l’elemento che classifica questi animali più “puri” come diretti discendenti dai primi “avi”.

La minaccia

Il fatto che l’uomo sia entrato in contatto con questa specie relativamente recentemente non implica, purtroppo, una sua conservazione sicura, a livello eco-sistemico.

Si tratta, infatti, di una specie composta, al momento, da circa 800 soli individui, rientrando, pertanto, tra le specie più a rischio del pianeta: per quanto riguarda le scimmie, anzi, sono quella più minacciata.

Questo ha spinto gli studiosi a cercare “riparo” tra le associazioni ambientaliste e animaliste più influenti,anche perché l’area di Batang Toru, già di suo, era rientrata tra le priorità del WWF Indonesia, in quanto a cura e conservazione: si tratta di una zona, purtroppo, devastata dagli interessi economici umani, poiché i suoi territori stanno subendo importanti deforestazioni per l’estrazione di minerali, la costruzione di dighe idroelettriche e la caccia.

L’appello degli studiosi parla chiaro: “Se non sosteniamo le azioni di conservazione già messe in campo anche dal WWF Indonesia per ridurre e fermare tutte le minacce che mettono a rischio il futuro degli ultimi tratti di foresta vergine potremo, nell’arco della nostra vita, assistere alla scoperta e all’estinzione di una specie di grandi scimmie, straordinario patrimonio nostro e delle generazioni che verranno”.