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Vittime di transfobia: cresce il numero nel 2018

Il 20 Novembre la comunità LGBT ha commemorato le vittime della transfobia nella ricorrenza annuale del Transgender Day of Remembrance. E, quando si è parlato di numeri, le cose sono diventate preoccupanti.

Non esiste soltanto l’omofobia, ma anche la transfobia, l’odio ed il pregiudizio, cioè, per le persone transessuali.

Il crescente clima di intolleranza che sta interessando – purtroppo – molti Paesi dell’Occidente non ha risparmiato nemmeno questa frangia di cittadini: dai dati, anzi, è emerso che, nel mondo, quest’anno si sono verificati 44 casi in più rispetto al 2017; una stima che molto probabilmente non è che la punta di un iceberg, poiché molto spesso le Forze dell’Ordine verbalizzano le vittime con il nome di battesimo senza segnalare la transessualità e, di fatto, inficiando le statistiche.

I dati

È dal 1999 che questa giornata della memoria è stata istituita e conta i numeri di omicidi che, molto spesso, sono “silenziosi”, quasi invisibili, dalla poca risonanza mediatica: di solito, in effetti, le vittime appartengono a ceti molto modesti della società.

Negli USA, addirittura, si è scoperto che l’85% sono native americane; qui in Europa, invece, per il 65% si tratta di migranti, di cui prostitute il 62% dei casi. Ecco perché se ne parla sempre troppo poco e restano vittime coperte da un velo di irrispettosa noncuranza, sia da parte di molti giornalisti alla ricerca di scoop più “acchiappaclick”, sia da parte di coloro che reputano determinate frange di esseri umani “inferiori”, e di parecchi livelli, rispetto a ciò che, per loro, meriterebbe considerazione.

Proprio da qui è nata la voglia di dedicare una giornata al ricordo di questi omicidi dettati dall’odio di cui nessuno parla.

Italia: seconda in Europa

Il nostro Paese non fa certo eccezione in questo panorama, anzi, si distingue assolutamente in negativo: l’Italia, infatti, risulta essere seconda in Europa, dopo la Turchia, con quasi 40 casi dal 2008 di cui 5 soltanto quest’anno; la capolista? Roma, con 3 vittime certe solo nel 2018 e chissà quante altre rimaste nella penombra del dimenticatoio e di un nome di battesimo dato quasi a forza, come un’ultima beffa della vita, anche nella morte.

Commemorazione

Proprio nella capitale è stata organizzata una fiaccolata commemorativa, in piazza San Giovanni in Laterano; tantissime altre le iniziative organizzate dalla comunità LGBT, per ricordare ma soprattutto sensibilizzare, cercando di aumentare il grado di empatia di una società che sembra sempre pronta a puntare il dito sulle vite altrui, ma altrettanto incapace di analizzarsi per scoprire ciò che, invece, ci sarebbe da cambiare nelle proprie vite, per stare meglio con se stessi e con gli altri.

Un problema culturale, umano, emozionale che sembra capace di evolvere e ricomparire, a fasi alterne durante la storia, rifocillato sempre dalle stesse componenti: la paura e l’odio per ciò che è “diverso”.

Una diversità che, invece, andrebbe vista semplicemente come una delle tante sfaccettature di uno stesso diamante.