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Nuove etichette per prodotti chimici: si rischia un disastro ambientale

Nuove etichette per prodotti chimici: si rischia un disastro ambientale

Incredibile ma vero: l’opportuno editing delle etichette destinate ai prodotti chimici che, finalmente, le renderà un po’ più chiare da interpretare ed intuire, potrebbe trasformarsi in un vero e proprio disastro ambientale.

A volte ci si concentra così tanto su qualcosa da perderne di vista le conseguenze, fino anche ad arrivare a non prevedere che la missione stessa dell’iniziativa intrapresa è in contrasto netto con gli eventi che le si concateneranno automaticamente.

È questo il caso dell’editing delle etichette dei prodotti chimici, effettivamente necessario e, fortunatamente, realizzato al meglio e guardando all’intuitività del messaggio-lampo creato con le piccole immagini e all’uniformità tra tutti i Paesi del mondo, che rischia, però, di diventare la causa di un disastro a livello ambientale.

Come mai?

Le disposizioni

Dal 1° giugno è stato stabilito che tutti i prodotti chimici riportanti le vecchie etichette sulla confezione saranno considerati illegali e, quindi, né vendibili né acquistabili sul mercato.

La conseguenza automatica, piuttosto semplice da prevedere, è che questi prodotti, ancora fruibili e, tra l’altro, nocivi per l’ambiente da smaltire, dovranno essere semplicemente “eliminati”. Ma in che modo? L’unica via è davvero farli finire in discarica, creando un danno economico, etico e ambientale?

D’altro canto, i piccoli rivenditori e imprenditori saranno ovviamente penalizzati al massimo, poiché dovranno liberarsi di intere scorte, magari conservate nei magazzini, pena una sanzione molto cara (si parla di cifre tra i 20 e i 35 mila euro). Quindi, anche le “furbate” vengono ostacolate drasticamente.

Compag solleva la questione al Ministero della Salute

Fortunatamente, qualcuno si è arrecato il merito di intervenire, facendo da portavoce per tutti e coinvolgendo l’opinione pubblica.

È il caso della Compag, l’associazione delle rivendite agrarie, che ha fatto presente l’utilità dell’iniziativa ma anche l’assurdità delle conseguenze, suggerendo metodi alternativi per procedere, in accordo con la salute, l’ambiente e gli sprechi economici che, in un momento storico-sociale del genere, rischiano di essere ancora più pesanti da sobbarcare.

Si tratta di “Una questione di forma, non di sostanza” asserisce la Compag, tramite il Presidente, Fabio Manara, suggerendo che la modalità migliore per far fronte a questa transizione sia la gradualità.

Una gradualità che, secondo Agrofarma, l’associazione che rappresenta i produttori delle sostanze per la difesa delle colture dai parassiti, sarebbe già stata attuata, poiché il regolamento ufficiale è stato diffuso nel 2008, con un rinvio continuo dell’entrata in vigore della norma che è arrivato nel 1° giugno 2015, data dopo la quale nessun prodotto riportante le vecchie etichette è stato realizzato e messo in commercio. Questi due anni dovrebbero essere serviti, secondo l’ente, per eliminare le scorte di magazzino, anche se è la stessa Agrofarma a dire che, effettivamente: “Un settore piccolo come quello degli agrofarmaci può tuttavia pagare dazio. Il mercato agricolo è particolare, perché influenzato da fattori ambientali e climatici non prevedibili e perciò i quantitativi venduti stagionalmente non sono facilmente calcolabili“.

Le possibili soluzioni

A questo punto le possibili soluzioni al problema sono almeno un paio: cambiare le etichette ai prodotti vecchi ma ancora integri (operazione al momento non consentita, nemmeno con i dovuti controlli) o industriarsi in promozioni e svendite per eliminare le giacenze con velocità e un minimo di introito.

L’importante, in questo momento, è salvaguardare il pianeta, le tasche dei lavoratori e la faccia, visto che nessuno vedrebbe di buon occhio uno spreco di prodotti ancora fruibili ed integri, peraltro dannosi per l’ambiente.

Le evoluzioni della questione sono ancora in atto e dovremo aspettare ancora un po’ prima di capire cosa verrà deciso ufficialmente dai piani alti.