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Riciclare i capi di abbigliamento

Moda: se è fonte d’inquinamento

La moda inquina. Sembra strano, ma è così e a dirlo è una voce più che autorevole: le Nazioni Unite, che in un report sottolineano la grave responsabilità del mondo del fashion nell’inquinamento globale.

Proprio per fare fronte a questo problema nel report ci sono 17 obiettivi da centrare entro il 2030, affinchè l’effetto inquinante della moda diminuisca.

Vestirsi, quindi, è diventato un vero problema ambientale, che va risolto. Se l’enorme quantità di abiti prodotti ogni anno (le catene fast fashion producono anche 52 micro collezioni in un anno) “fa bene” al mondo della moda e a chi ama lo shopping, ciò non fa bene al Pianeta e, di conseguenza, neanche a noi.

Moda: quando produrre abiti ha un forte impatto ambientale

Oggi, dunque, si produce troppo e a costi bassissimi ma, di contro, la vita di un capo di abbigliamento dura pochissimo, perché si acquistano abiti che, magari, si useranno solo per una stagione o addirittura per una solo serata.

Il rapporto delle Nazioni Unite

I dati rivelati dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite, che ha recentemente discusso su questo tema, non sono incoraggianti, purtroppo. Secondo il report, al mondo della moda è da imputare il il 20% dello spreco globale di acqua e il 10% delle emissioni di anidride carbonica.

I danni, però, non finiscono qua, perché allo scintillate settore fashion si attribuisce anche una produzione di gas serra maggiore di quella prodotta dagli spostamenti aerei e navali di tutto il mondo. Il settore del tessile è al secondo posto tra quelli più inquinanti, preceduto solo solo da quello del gas e del petrolio. Questo accade perché nelle coltivazioni di cotone c’è un elevato uso di insetticidi e pesticidi (rispettivamente il 24% e l’11%).

Infine, ci sono anche problemi di inquinamento legati allo smaltimento dei capi di abbigliamento. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, infatti, solo l’1% dei capi che finiscono in discarica viene riciclato. Una piccolissima percentuale di quelli che vengono buttati già dopo poche settimane dall’acquisto (l’85%).

La soluzione proposta dalle Nazioni Unite

Naturalmente non si può proseguire su questa strada, perché i danni a cui si va incontro sono irreparabili, per cui la Commissione Economica delle Nazioni Unite ha presentato una lista di 17 “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”, 17 traguardi da raggiungere entro il 2030 per far sì che la situazione migliori.

Innanzitutto bisogna rendere più consapevole il consumatore, cioè informarlo dei problemi di sviluppo sostenibile, ma anche ridurre la quantità di rifiuti chimici creata nel processo di produzione dei capi di abbigliamento e controllare l’uso di micro-fibre e micro-plastiche, che vengono rilasciate in acqua, inquinando i nostri mari e provocando ingenti danni alla fauna marina.

L’importanza dell’innovazione tecnologica

Per fronteggiare il problema un ruolo importante può averlo l’innovazione tecnologica. Così a Milano c’è stato un incontro tra diverse aziende della moda, che hanno a cuore la salvaguardia dell’ambiente anche attraverso l’uso della tecnologia. Un esempio in questo senso arriva da Miroglio Textile, azienda pioniera della stampa digitale, una tecnica innovativa che permette un risparmio del 50% di acqua e inchiostro

Ed è solo un esempio di una delle tante piccole realtà che stanno cercando di trovare il giusto compromesso tra produzione di abbigliamento e salvaguardia del nostro Pianeta.