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Pelliccia vietata da Asos

Moda: la svolta ecologista di Asos

La sensibilità verso gli animali e il loro benessere, per fortuna, nel corso degli anni sono cresciuti sempre di più, contagiando e diffondendosi anche nel mondo della moda.

Molti brand del fashion, infatti, hanno risposto all’appello di varie associazioni animaliste, che hanno chiesto di non produrre più capi d’abbigliamento che sfruttino gli animali.

Così, dopo Mango, Topshop, Zara, Marks & Spencer, H&M e più di altri 140 marchi di moda, anche il sito inglese di e-commerce Asos, ha annunciato che non venderà più abiti con tessuti ricavati dagli animali, come quelli in seta, cachemire, piume e mohair e di lana ricavata dalle capre di razza d’Angora. 

Moda: anche Asos non venderà più capi di abbigliamento ricavati dagli animali

La svolta ecologista di tanti brand della moda, e di Asos dopo, c’è stata dopo l’appello lanciato da PETA, organizzazione no profit per la protezione e il sostegno dei diritti degli animali. PETA, infatti, a maggio scorso ha pubblicato un video denuncia nel quale si vedevano le modalità, crudeli e terribili, per mezzo delle quali si produce il mohair in Sudafrica. Il messaggio del video era accorato e semplice: si chiedeva alle aziende di interromperne la produzione. E l’appello non è stato inascoltato.

L’innovazione di Asos

I no detti dal sito di e-commerce inglese, però, non sono solo relativi alla sospensione della vendita di capi ricavati dalle pelli degli animali, che partirà da gennaio del prossimo anno quando non saranno più disponibili sulla piattaforma online. Asos, infatti, ha detto di no anche a Photoshop, scegliendo di mettere sul suo sito solo foto con giovani modelli e modelle “al naturale”, senza alcun ritocco e che mostrano senza vergogna le loro imperfezioni. E, così, sul sito, nel documento sulla Animal Welfare Policy è apparsa questa dichiarazione: “Asos crede fermamente che non sia accettabile per gli animali soffrire nel nome della moda o della cosmetica. Nessun animale dovrebbe essere maltrattato per produrre capi venduti tramite qualsiasi dei siti d Asos. Tutti i prodotti di origine animale usati devono essere sottoprodotti dell’industria della carne provenienti da fornitori con buoni allevamenti”.  

La soddisfazione di PETA

L’associazione no profit a sostegno dei diritti degli animali, naturalmente, non ha nascosto la sua soddisfazione dopo la decisione presa da Asos, commentandola con l’esclamazione “Vittoria!”, scritta sul suo sito. Inoltre, Yvonne Taylor, direttore dei progetti aziendali di PETA, ha dichiarato: “I consumatori stanno cambiando il volto del settore. Chiedono ai designer e ai rivenditori di abbandonare i materiali di derivazione animale a favore di alternative senza crudeltà che sembrano perfettamente adatte e non causano sofferenza”. La svolta ecologista, ormai, è inarrestabile e tocca tutti gli ambiti, anche quello del mondo della moda e della cosmetica, che preferisce scegliere alternative allo sfruttamento degli animali.