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Moda "green": i materiali di scarto si trasformano in outfit!

Moda “green”: i materiali di scarto si trasformano in outfit!

L’ambiente chiama, la moda risponde: è tempo di fashion “green”, e ormai sono tante le passerelle che lo testimoniano, dai grandi nomi del panorama mondiale a quelli nuovi, coraggiosi, che sfidano le tradizioni.

Scarti di vino che diventano tessuto, abiti che prendono vita dalla plastica ritrovata in mare, stracci di cotone che vengono riciclati e riutilizzati per diventare T-Shirt, pezzi di frutta destinati al cassonetto dell’umido che prendono vita, diventando bellissime stoffe colorate… sembra fantascienza?

Eppure è quello che sta accadendo nel mondo, oggi, tra i nomi più affermati del panorama fashion.

La moda che ricicla

Ci sono tanti italiani tra i nomi di coloro che hanno scelto di fare della moda una missione, fosse anche solo per il tempo… di una collezione.

Se anche tutto ciò accadesse perché l’ambientalismo fa cool ed è diventato trendy, qualunque attività fondata su questo obiettivo non può che essere vista positivamente, nell’ottica di dare forma ad una vita umana che sia più eco-sostenibile, sotto tutti i punti di vista possibili.

È nato così, ad esempio, Ecoalf, un brand spagnolo che lavora i rifiuti abbandonati, tra cui copertoni, reti usate dei pescatori e plastiche ritrovate insieme al pescato proprio da questi ultimi: il tutto viene pulito, tagliuzzato, sminuzzato, per poi diventare filato e realizzare capi anche di alto livello, tra cui zaini, sneakers e flip flop, più che dimezzando i passaggi chimici, risparmiando risorse naturali, emissioni di anidride carbonica e persino inquinamento aereo. Scarti dei lanifici, del cotone e abiti invenduti e dismessi diventano materia prima per abiti nuovi di zecca e, grazie alle qualità del caffè, fondi di questa bevanda, recuperati nei bar, diventano parte integrante della realizzazione di giacche impermeabili resistenti ai raggi UV.

Un’idea, questa, che ha solleticato anche la American Eagle, che ha infatti scelto di utilizzare i fondi di caffè per realizzare i suoi jeans: oltre allo schermo naturale contro gli UV, tra l’altro, i lavaggi diminuiscono, grazie alle proprietà antibatteriche e di assorbimento degli odori.

Ferragamo e la linea dedicata… alla frutta!

Idea del nostrano Salvatore Ferragamo è stata, invece, investire sul riciclo degli scarti di frutta.

Lo stilista ha infatti firmato una collezione per la start up Orange Fiber, che si occupa proprio di “estrarre” tessuto da ciò che rimane dalla spremitura delle arance. La loro iniziativa nasce proprio grazie ad una collaborazione con un’azienda che produce succhi di frutta, che fornisce loro questa inusuale materia prima per le fibre tessili!

Tessuti eco anche per vegani

C’è un’altra start up, tutta italiana, che sta producendo dei tessuti in eco pelle… partendo dagli scarti dell’uva!

In particolare, la materia che viene trattata è la vinaccia (bucce, semi e raspi dell’uva ricavati, anzi, scartati durante la produzione del vino), lavorandone fibre ed olii fino ad ottenere dei tessuti di qualità; una qualità che non è passata inosservata, tant’è che le sono valsi già il premio Unicredit Innovation Made in Italy 2017 e il Global Award 2017 di H&M.

Tante idee

C’è poi Econyl, con il suo processo che ricicla e rigenera all’infinito il nylon, e Zerobarracento, il progetto di una ragazza italiana che è riuscita a dare vita ad abiti (anche cappotti) in ottica Zero Waste, dove ogni scarto di tessuto viene integrato ed utilizzato per evitare sprechi.

Insomma, di idee ce ne sono tante e tantissime altre sono in lavorazione; l’importante è farsi spalla e ispirarsi l’uno con l’altro, in modo che si possa creare un filone alternativo che accontenti tutti: fashion victim, stilisti e pianeta!