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Miti da sfatare: sentirsi liberi di piangere in ufficio è positivo!

Miti da sfatare: sentirsi liberi di piangere in ufficio è positivo!

Perché piangere in ufficio dovrebbe essere vissuto male? In fondo, lasciarsi andare ad un’emozione così forte davanti ai colleghi, o persino al capo, può nascondere qualcosa di molto importante da valutare.

Nell’immaginario collettivo sono le donne ad essere etichettate come “piagnucolose“, ma la realtà nasconde molti segreti.

Gli uomini sono più riservati, hanno più tabù riguardo un’emozione vista così “da femminucce” ma, a dire il vero, piangono anche loro, in privato, lontano da occhi indiscreti.

E se questa è una verità più o meno assoluta (da considerare, ovviamente, con le dovute eccezioni), la cosa vale ancora di più se si parla di ambiti lavorativi.

Gli studi

Quando si parla di lacrime, in ogni caso, non c’è molta distinzione di genere: un po’ tutti decretano inopportuno abbandonarsi a pianti sconsolati sul luogo di lavoro, ovviamente con un’incidenza percentuale superiore negli uomini.

Incrociando i dati relativi ad un paio di articoli apparsi sulle riviste americane “Well and Go” e “The Atlantic“, sarebbero in maggioranza le donne a farsi beccare in ufficio con qualche lacrimuccia agli occhi, anche se, si sottolinea, non c’è nulla di negativo in tutto questo.

In particolare, una giornalista americana ha condotto un sondaggio su un campione di 700 intervistati, traendone informazioni relative all’ultimo anno: su questo totale, il 41% delle donne ha ammesso di aver pianto al lavoro, a fronte di un 9% per gli uomini. Insomma, rimane un 50% di intervistati che non avrebbe dichiarato apertamente di aver provato emozioni simili, dichiarando il vero o mentendo per vergogna: spesso quando non ci si sente a proprio agio o per timore del giudizio altrui, si riescono a reprimere anche le sensazioni e le emozioni più spontanee.

Il lato positivo

Sebbene non meravigli che gli uomini siano più restii a condividere le proprie emozioni intime, c’è da tenere presente almeno una piccola serie di fattori.

Innanzitutto, certo, è inappropriato abbandonarsi a piagnistei continui e ripetuti sul posto di lavoro: si rischia solo di dare una pessima immagine di sé. Ma se, in una determinata occasione, dovesse capitare, il fatto di sentirsi liberi di piangere davanti al capo o ai colleghi è tutto positivo. Perché, vi chiederete voi?

Perché il momento del pianto è, da sempre e in maniera ancestrale, uno degli episodi in cui l’essere umano si sente più vulnerabile.

Si evita sempre di piangere davanti a chi non conosciamo bene, davanti a qualcuno di cui non ci fidiamo o in posti dove la formalità la fa da padrone, per cui va da sé che, se ci sentiamo di piangere in ufficio, vuol dire che ci reputiamo al sicuro, capiti, compresi, rispecchiando, in un attimo, un’intera condizione lavorativa fatta di legami di fiducia, che non è sempre facile trovare tra colleghi e, soprattutto, con il boss.

Per cui, la cosa importante è seguire il proprio istinto, reprimendosi quando è strettamente necessario e lasciandosi andare quando è possibile. A volte il nostro inconscio è più “rivelatore” dei ragionamenti razionali che possiamo avventare in momenti di panico e poca lucidità!