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Microliving: la casa del futuro

Microliving: la casa del futuro

Piccole, confortevoli, multitasking, assolutamente in affitto: sono le case del futuro, quelle a cui i giovani e i Millennials ambiscono, senza alcuna voglia di essere proprietari.

Sembra passato così poco da quando Ikea suggeriva mini-appartamenti sistemati in pochissimi metri quadri, ma dotati di ogni comfort, eppure sono già trascorsi almeno 10 anni. Un periodo di lenta evoluzione in cui il lavoro (con i relativi contratti) è completamente cambiato, insieme alla vita quotidiana e familiare, che ha subito, ovviamente, delle conseguenze.

I sondaggi e i dati provenienti dall’analisi della realtà mostrano una tendenza verso un compromesso molto lineare: abitare in centro cittadino, con tutti i comfort a portata di mano, lontano dalla periferia e da zone decentrate che offrirebbero, certo, dimore più dignitose, ma al prezzo della distanza dal cuore del centro città.

Sicuramente si tratta di scelte, un po’ dettate dal periodo storico e un po’ obbligate dai cambiamenti che stanno interessando la nostra società.

In principio era New York…

Quando, negli anni ’90, spopolò la serie TV “Friends“, abbiamo cominciato ad abituarci all’idea di ragazzi che condividevano il tetto, oltre all’amicizia, dividendosi le spese e facendo un primo passo verso l’indipendenza.

In effetti, a quei tempi, per noi italiani era già diventato piuttosto difficile lasciare il nido familiare, perché una serie di difficoltà economiche legate alla crisi si facevano già sentire, senza contare che anche la questione legata alle storie sentimentali ed ai matrimoni ha contribuito, a suo modo. Ecco perché si è cominciato a parlare dei “bamboccioni“, per indicare gli ultra trentenni che vivono ancora con i genitori, senza alcun tipo di prospettiva o aspettativa futura personale. Prendere in affitto o comprare una casa, infatti, con i mini contratti offerti dal mondo del lavoro, era praticamente impossibile. Ecco perché si è cominciato a virare prima su una soluzione aggregativa (andare a vivere con gli amici) e, infine, per una “contenitiva“: accontentarsi di una piccolissima dimora che consenta di svolgere tutte le funzioni necessarie in pochi metri quadri.

In questo modo si può dire addio anche all’automobile, spostandosi con i mezzi pubblici dal centro della metropoli, avendo tutte le comodità sottomano e, contemporaneamente, coltivando una vita indipendente.

… poi l’Europa

Come spesso accade, l’America ha soltanto precorso i tempi. In breve anche le realtà del Nord Europa, l’Inghilterra, la Francia e la Germania si sono conformate a questo standard, anche perché molto spesso abitate da persone in continuo movimento, tra studenti e adulti il cui lavoro cambia e si evolve.

D’altro canto, secondo i dati ISTAT, oggi una famiglia su tre è composta da una sola persona (nel 2016, il 31,6% delle famiglie): un dato che fa pensare e intorno al quale si disegna la domanda e, quindi, anche la risposta del mercato.

Ecco perché i servizi immobiliari sono orientati su un target molto specifico: offrire un monolocale, ad esempio, in periferia non avrebbe, poi, molto senso viste le esigenze sopraelencate.

In Italia

Nel nostro Paese, in particolare, siamo ancora in una fase di transizione. Essendo molto tradizionalisti e vecchio stampo, stiamo impiegando più tempo per capire che è necessario questo step evolutivo per non ristagnare in vecchi modelli ormai obsoleti di lavoro e di scelte di vita.

Ad ogni modo, le percentuali già parlano chiaro: Milano, Napoli, Torino e Roma sono invase da residenti in monolocali che, a volte, diventano addirittura acquirenti.