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Metodo Estivill: come educare i bimbi a dormire da soli

Metodo Estivill: come educare i bimbi a dormire da soli

Quante notti insonni si passano quando si hanno bambini piccoli? Certamente tante e quasi tutti i genitori le hanno vissute. Alcuni, però, le hanno affrontate con il metodo Estivill.

Questo metodo prende il nome dal pediatra spagnolo Eduard Estivill Sancho, che nel 1996 ha pubblicato un libro, “Fate la nanna”, nel quale ha spiegato un modo per far addormentare i bambini ed evitare le interruzioni durante il sonno.

Una boccata d’ossigeno, dunque, per tanti genitori “disperati” che, da oltre vent’anni, utilizzano il sistema Estivill e che, grazie a questo, passano delle notti serene. 

Metodo Estivill: in cosa consiste e quali sono i pro e contro

In tanti anni, però, il metodo del pediatra spagnolo, oltre ad avere avuto ed avere milioni di seguaci, ha collezionato anche molti detrattori, che ne hanno contestato l’efficacia ma, soprattutto, ne hanno evidenziato la pericolosità per i bambini. Ma in che cosa consiste esattamente?

Come far dormire i bambini secondo Estivill

Il metodo del pediatra spagnolo, in realtà, non è una novità, ma si rifà a quello del medico americano Richard Ferber, autore del libro “Solve Your Child’s Sleep Problems”. Entrambi i pediatri, infatti, suggeriscono di mettere il bambino a letto ancora sveglio, dopo aver fatto con lui qualche cosa da ripetere allo stesso modo tutte le sere (un bagnetto caldo, raccontare una favola o, ancora, scambiarsi delle coccole).

A questo punto il piccolo va lasciato nella sua cameretta sveglio e se dovesse piangere è bene non correre subito da lui, ma lasciare passare qualche minuto, aumentando gradualmente la durata del tempo di attesa. Quando si entra nella stanza, poi, non bisogna prenderlo in braccio, ma consolarlo e aspettare che si riaddormenti.

Il metodo, che si basa sulla tecnica dell’estinzione graduale del pianto, secondo Estivill e i genitori che lo hanno utilizzato, è infallibile. 

Perché il metodo Estivill è considerato pericoloso

Il medico di Barcellona, inoltre, ha sostenuto che anche bambini molto piccoli (addirittura di 3 mesi) possono essere “educati” ad addormentarsi da soli.

Questa teoria, però, è stata osteggiata da diverse associazioni di pediatri, tanto che Estivill nel 2012 ha rettificato parte del suo metodo, spiegando che va applicato solo sui bambini che abbiano raggiunto i 3 anni di età.

I tanti detrattori hanno puntato sul fatto che il sistema non abbia alcun fondamento scientifico ma, soprattutto, sul fatto che ogni bambino è diverso dall’altro, e quindi non è possibile applicare le stesse regole a tutti.

Infine, l’Associazione Culturale Pediatri ha spiegato che, poiché il pianto può essere sintomo di un malessere del piccolo o di una sua richiesta di rassicurazione, il non intervento di genitori lo induce a perdere fiducia in loro, che non lo proteggono e non lo aiutano. Questo è molto dannoso dal punto di vista psicologico, perché il bambino deve sentire che mamma e papà sono sempre pronti ad accudirlo, anche di notte.