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Marine litter: i danni economici, ambientali, sanitari

Marine litter: i danni economici, ambientali, sanitari

Il marine litter è quel fenomeno che riguarda l’inquinamento dei nostri fondali marini a causa del riversamento di rifiuti in acqua. Un fenomeno che ci sta costando tanto, a livello di spese, ambiente e salute.

Il marine litter è al centro del dibattito tra le maggiori associazioni ambientaliste e i centri di ricerca scientifici: tutti hanno la medesima preoccupazione, che riguarda la salute del pianeta, quella degli animali e, di riflesso, la nostra e quella dei nostri bambini.

Il fenomeno, infatti, appare piuttosto preoccupante: secondo Marco Faimali, responsabile dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr, ogni anno il quantitativo di plastica che entra in contatto con l’ambiente marino è pari a circa 8 milioni di tonnellate. Una cifra enorme, difficile anche solo da immaginare. Naturalmente la plastica non è l’unico materiale che si ritrova a creare danni nell’ecosistema: anche carta, vetro e metalli spesso sono scambiati per cibo, ad esempio, da molti animali marini, ma con un’incidenza decisamente inferiore (parliamo del 2% in confronto all’88% dei problemi creati dai materiali plastici).

“Clean up the Med”, l’iniziativa di Legambiente

Come sempre Legambiente è in prima linea per offrire soluzioni e partecipazione, attraverso un nutrito stuolo di volontari e un’attenta informazione.

Per il periodo che va dal 26 al 28 Maggio sono previste circa 300 iniziative, su tutto il suolo nazionale, includendo intere sessioni di pulizia straordinaria di fondali, spiagge e arenili, grazie all’iniziativa “‘Spiagge e fondali Puliti – Clean up the Med“.

I danni prodotti dalla plastica in mare sono tantissimi e a vari livelli: molti animali scambiano i pezzetti per cibo, uova di pesce, meduse, rimanendo vittime di ostruzioni, di falsi sensi di sazietà che non li spingono a cercare altro cibo o, peggio, restano intrappolati in reti abbandonate, senza riuscire più a liberarsi. I materiali lasciati nell’incuria sui fondali marini e sulle spiagge, soprattutto dai pescatori sono diversi, e spesso possono rivelarsi fatali perché ami, uncini e lenze possono ferire anche mortalmente i poveri animali che ne vengono a contatto.

Senza contare che tutto questo va anche ad inficiare la già cattiva situazione di molte specie monitorate dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura perché a rischio estinzione.

Le microplastiche

C’è un altro problema che preoccupa molto gli esperti generato dall’inquinamento da rifiuti di plastica.

Si tratta del fatto che questi materiali, nel tempo, si frantumano, generando anche parti piccolissime identificabili come microplastiche e nanoplastiche, addirittura invisibili all’occhio umano.

Queste particelle finiscono per mescolarsi al plancton e per essere ingerite dagli animali, entrando così a far parte della catena alimentare, ed arrivando fino a noi.

I pesci, i molluschi e i frutti di mare, infatti, oltre ad essere mangiati da uccelli marini e anfibi, finiscono sulle nostre tavole, per cui si è cercato di capire questo tipo di evidenza che incidenza avesse sulla nostra salute.

L’idea è che queste particelle non dovrebbero essere assorbite dai nostri tessuti, ma si stanno facendo nuovi studi con campioni sempre più grandi per cercare di capirci di più.

Ma gli alimenti non sono gli unici “raccatta-plastiche” con i quali gli esseri umani interagiscono; anche cosmetici, dentifrici, addirittura miele, farmaci, birra sarebbero stati trovati contaminati da microplastiche.

Per il momento l’unico esperimento condotto riguarda la somministrazione di due tipi di cibi diversi, uno puro e uno contaminato da plastiche, ad alcune spigole, con il risultato che la mortalità del secondo gruppo era del 63% a fronte del 3% del primo. Una correlazione, quindi, alquanto evidente ed ovvia.

Conseguenze e soluzioni

Poiché sulla risposta umana a questa contaminazione non c’è ancora una verità completa, per il momento si sta giocando molto sulla prevenzione.

L’idea è quella di informare il più possibile perché quante più persone, tra cui soprattutto i pescatori, entreranno in contatto con questi dati e questa realtà, tanto più potrà essere fatto per il nostro pianeta ed i suoi abitanti, uomo incluso.

Infine, non bisogna tralasciare un altro dato veramente serio sulla faccenda: questa emergenza si tramuta in un danno per l’economia UE di 476,8 milioni di euro ogni anno