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L'UE dice sì agli erbicidi al glifosato per altri 5 anni: perché?

L’UE dice sì agli erbicidi al glifosato per altri 5 anni: perché?

Il glifosato è un composto chimico utilizzato come diserbante, anzi: è il diserbante più usato al mondo, in agricoltura e giardinaggio. Sotto accusa per danni alla salute, è stato riapprovato dall’UE. Come mai?

Quando si parla della decisione dell’Unione Europea di confermare il glifosato come diserbante per i suoi terreni e i suoi spazi verdi, in molti parlano di complotto politico-economico e non di unanime decisione presa per il bene della salute dei cittadini europei.

Il “sì”, infatti, è arrivato nonostante una serie di scandali e di valutazioni contraddittorie, che oggi, nonostante tutto, fanno ancora ampiamente discutere.

La vicenda

Provando a trovare il bandolo della matassa, per quanto sia possibile cercarlo all’interno delle informazioni disponibili e aperte al pubblico, soprattutto considerando un approccio da “profani” alla materia, si può partire dal 2015, quando  l’Iarc (agenzia dell’Oms dedicata alla ricerca sul cancro) classificò il glifosato come una sostanza probabilmente cancerogena. Valutazione poi ritrattata, l’anno successivo, da un gruppo di scienziati coordinato da OMS e FAO, il Joint Fao/Who Meeting on Pesticide Residues, che stabilì che la conclusione fosse improbabile: una tesi rinforzata anche da Efsa (European Food Safety Authority) e Echa (European Chemicals Agency).

È qui che cominciano gli scandali.

Il giornale inglese The Guardian, infatti, ha scoperto che l’Efsa altro non aveva fatto che copiare intere pagine da una documentazione fornita dalla Monsanto, l’azienda americana che produce il più noto erbicida al glifosato conosciuto.

D’altro canto, dicono gli esperti, c’è una precisazione da fare: l’Iarc stabilisce la possibilità e non la probabilità che una sostanza sia cancerogena. Due concetti molto diversi e due parole che, in questo caso, assumono davvero significati fondamentali per capire la vicenda fino in fondo.

A questo punto entra in gioco un altro periodico, questa volta francese: Le Monde.

Attraverso due inchieste, è riuscito a mettere le mani su documenti ed email interne dell’azienda Monsanto, che svelano pressioni volte a influenzare la pubblicazione di determinati risultati, provenienti dalle ricerche, sottolineando ciò che era “conveniente” e censurando ciò che non lo era, il tutto attraverso influencer, accademici, ghostwriter e persino review di determinati articoli.

Il forte sospetto ha riguardato anche il fatto che venissero mantenuti contatti addirittura con il direttore dell’Epa (Ente americano per la protezione ambientale, responsabile della valutazione del glifosato negli Usa).

La decisione dell’UE

In un clima del genere, dove ogni informazione aveva due o più letture (c’è anche un controverso studio sui topi che ha fatto parecchio discutere), è sembrata quasi assurda la decisione dell’Unione Europea di continuare a dare fiducia ad un prodotto del genere, soprattutto senza avere un quadro limpido della situazione: in fondo, parliamo di salute e di implicazioni che vanno al di là, quindi, di qualunque altra valutazione.

Il nostro governo, tra l’altro, aveva proposto una linea, a suo modo, morbida: l’idea era di dare uno stop alla produzione dei diserbanti al glifosato nel 2020, facendo in modo che le scorte attualmente presenti si esaurissero (e quindi non gravando sull’economia aziendale) e, nel contempo, si riuscisse a studiare un’alternativa.

Eppure, il “sì” della Germania è stato decisivo per dare la maggioranza, scatenando polemiche da parte di moltissimi altri Paesi e, addirittura, anche al suo stesso interno. Barbara Hendricks, Ministro dell’Ambiente, come anche la Merkel, si sono dette incredule perché, a quanto pare, la direzione stabilita per il Paese era tutta un’altra; il Ministro dell’Agricoltura ha infatti rivelato di aver preso la decisione autonomamente.

La chiave di questo mistero risiederebbe in una fusione che dovrebbe avvenire nei prossimi mesi: quella tra Monsanto e Bayer che darebbe, di fatto, all’azienda farmaceutica tedesca, il (quasi) monopolio sugli erbicidi al glifosato.

Questa evidenza dei fatti ha però messo in allarme la stessa UE che ha “congelato” questa unione, perché il colosso che ne nascerebbe avrebbe davvero il controllo del mercato degli erbicidi in Europa (anche attraverso sementi, OGM e agricoltura digitale).

Il timore è che basterebbe cedere il settore erbicidi e sementi della Bayer ad un’altra azienda tedesca, la Basf, per mettere le carte (e solo quelle) in regola.

Non resta che cercare di rimanere aggiornati il più possibile sulle evoluzioni della vicenda.