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L'orso polare morente che ha commosso il mondo

L’orso polare morente che ha commosso il mondo

Si usa dire “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore” ed è un proverbio che trae la sua essenza proprio dalla realtà. Quando non si è testimoni, in prima persona, di certe situazioni, o peggio si sceglie di non vederle, si può fare finta che non esistano. Anche se non è così.

Il 5 dicembre 2017 è stato un nuovo giorno che ha spinto l’umanità intera a prendere coscienza di una realtà cruda, disincantata, cinica, che spesso viene considerata così lontana dalla nostra dimensione “civile” da essere dimenticata.

Fin quando qualche fotografo o qualche esperto non ci mette dinanzi al fatto compiuto, spronandoci a riflettere sui cambiamenti che stanno avvenendo sul nostro Pianeta e sulle tremende conseguenze che tutto questo sta avendo sugli animali e l’intero ecosistema, uomini compresi.

Un effetto a catena che non è troppo difficile immaginare.

L’orso polare morente filmato in Canada

Paul Nicklen, attivista e fotografo di National Geographic, quel giorno si trovava sull’isola di Somerset, in Canada, insieme ad un team di Sea Legacy, un’associazione che si batte per salvare gli oceani ed i ghiacciai.

Davanti ai loro occhi è apparso uno spettacolo devastante. Un orso polare, ormai lontano dalla sua stazza e dalla sua fierezza di animale selvatico a cui siamo abituati, girovagava scheletrico, denutrito e attanagliato dai morsi della fame in cerca di cibo, privo di forze e di energie. Nel filmato e nelle foto che sono apparsi sui social, si vede addirittura l’animale scavare in un bidone per poi accasciarsi definitivamente a terra, senza alcuna speranza di sopravvivenza.

È stata l’esperienza più sconvolgente che abbia mai vissuto” ha dichiarato il fotografo che, nella sua vita, ha avuto molto spesso a che fare con gli orsi polari, ma non si era mai imbattuto in una situazione del genere. “Avevamo le lacrime agli occhi mentre filmavamo”, ha riferito, continuando, in un lungo post su Instagram, “Ora immagino che tutti gli orsi polari moriranno così. Quest’orso non era vecchio, né aveva ferite visibili, ma c’è una soluzione: dobbiamo ridurre la nostra impronta di carbonio, mangiare il cibo giusto, smettere di abbattere le nostre foreste e iniziare a rispettare la Terra: la nostra prima casa“. Le attenzioni, insomma, sono ritornate ancora una volta sulla questione Riscaldamento Globale, Climate Change e inquinamento da parte dell’uomo e del suo scellerato utilizzo delle risorse messe a disposizione dal Pianeta.

Queste immagini non sono nemmeno le prime di questo genere apparse in rete, ma fanno eco a quelle di Tory Moth, che fotografò un orso bruno seduto in una discarica a cielo aperto a cercare cibo, sempre in Canada, e a quella di Kerstin Langenberger, che aveva sorpreso, in un arcipelago norvegese nel Mar Glaciale Artico, una povera orsa polare emaciata e in evidente stato di denutrizione, su quello che restava di un antico ghiacciaio.

Ma, evidentemente, la gente dimentica facilmente ciò che non conviene ricordare.

La protesta degli animalisti

La testimonianza di Nicklen è rimbalzata a lungo in ogni punto del globo, raccogliendo una serie infinita di reazioni e di emozioni. Non è mancato anche chi si è scagliato contro il fotografo, accusandolo di essere rimasto lì a filmare senza fare niente per salvare l’orso.

La sua risposta non è tardata ad arrivare: “Certo, ci ho pensato a fare qualcosa, ma non vado in giro con una pistola tranquillante o con 400 chili di carne di foca; e, comunque, avrei solo prolungato la sua agonia, senza contare che dare da mangiare agli orsi polari selvatici è illegale in Canada. Aveva gli arti inferiori atrofizzati. Non potevamo fare molto per lui. Ho ripreso la sua lenta morte per far sì che non sia avvenuta invano: quando gli scienziati parlano dell’estinzione degli orsi polari, le persone comuni non si rendono conto di ciò che significa. Questa è la fine che fanno: muoiono lentamente di fame. E – ha concluso – tutti lo devono vedere“.