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Legambiente: rapporto Mal’Aria 2017, l’Italia esce già sconfitta

Il 2017 è cominciato soltanto da un mese, eppure l’Italia già esce sconfitta dal Rapporto Mal’Aria di Legambiente. Nei primi 25 giorni dell’anno, infatti, sono state già 9 le città italiane a superare i 15 giorni di polveri sottili oltre il limite.

Dati preoccupanti quelli che sono stati registrati in questo Gennaio 2017, che hanno sollevato molte polemiche e molti dubbi. 

Cause e soluzioni

Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, si è preoccupata, perciò, di far pervenire al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti, un documento con 10 punti chiave, tra proposte e soluzioni, per affrontare il problema.

Questi dati allarmanti, in realtà, però, confermano quanto già raccolto, anche nel 2016, dai Centri Epson, che hanno riscontrato quanto il livello di PM10 (Materia Particolata, appunto) sia alto, a rischio proprio della salute umana.

Naturalmente tutto questo è stato favorito anche dalla assenza di precipitazioni, per parecchie settimane, nel Nord Italia, che non ha fatto altro che lasciar “ammassare” le polveri sottili, senza nessun intervento esterno che perturbasse il loro accumulo.

Quali sono le città italiane più inquinate, fino ad ora?

Molti non si sarebbero aspettati un resoconto come questo, ed invece sono proprio le città del Settentrione italiano a risultare maggiormente inquinate, e per periodi più lunghi.

Nella lista confermata da Legambiente è Cremona ad essere in testa tra le città più afflitte da questo problema, con ben 20 giorni di superamento dei livelli, addirittura già il 60% delle giornate consentite dalla legge per sforare i limiti di smog previsti. E’ la città, infatti, che sta facendo maggiormente discutere di sè e della sua gestione. A seguire, poi, ci sono Torino, con 19 giornate, Frosinone con 18 e Treviso, Padova, Vicenza e Reggio Emilia con 15.

Insomma, le misure anti-smog sono forse poco efficaci, ancora, in Italia, o c’è poco controllo sulla loro effettiva attuazione; ma c’è chi ha paura che si possa arrivare a regole ferree, come quelle che stanno coinvolgendo la non lontana Svizzera, dove semafori-anti-smog, con colori dal nero al giallo, analizzerebbero il livello di “ecologicità” dei veicoli per dare il via libera, o meno, al transito in determinate aree. Una vera e propria svolta ambientalista, quella che potrebbe coinvolgere il Paese, fondata, però, su presupposti completamente differenti da quelli italiani: qui, infatti, la situazione lavorativa, economica, politica e sociale si trova completamente su altri livelli.

D’altro canto, però, è pur vero che in città come Milano, ad esempio, lo sbarramento tra una zona e l’altra, istituito come baluardo ecologico, in realtà era aggirabile con il semplice pagamento di un pedaggio. La verità, forse, è che prima di creare le regole sarebbe opportuno educare la popolazione all’ecologia e al rispetto del pianeta, che poi è anche rispetto di sè, senza dimenticare, però, che in assenza degli incentivi giusti, non tutti hanno la possibilità economica di gestire la propria vita, le proprie aziende e i propri autoveicoli nella maniera più eco possibile.