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L'economia circolare prenderà davvero il posto del consumismo?

L’economia circolare prenderà davvero il posto del consumismo?

Secondo le stime, se non esistesse questo mastodontico divario tra “ricchi” e poveri e tutti gli esseri umani consumassero la stessa quantità di risorse del cittadino americano medio, sarebbero necessarie quattro terre per il nostro sostentamento.

Un’affermazione che fa venire la pelle d’oca e che fa rendere conto di quanto la società più consumista occidentale stia prendendo una brutta piega, in termini del suo stesso futuro, oltre che di quello dell’intero pianeta.

È infatti impensabile pensare di continuare a (non) gestire le risorse in questo modo, perché un utilizzo scellerato non potrà fare altro che portare ad una carenza molto prossima delle singole materie prime: se già si pensa al petrolio, che si forma attraverso trasformazione di materiale biologico in decomposizione attraverso anche milioni di anni (la teoria scientificamente accettata è che si tratti, infatti, di un derivato di materiale biologico costituito da organismi unicellulari marini vegetali e animali rimasti sepolti nel sottosuolo centinaia di milioni di anni fa), si capisce quanto sia preoccupante la situazione e quanto urga una alternativa seria e definitiva ai carburanti fossili.

L’economia circolare: una via di salvezza

Il consumismo imperante d’Occidente è stato in grado di cambiare scenari, di inquinare, di modificare, a volte per sempre, gli stili di vita e la psiche delle persone.

Possedere oggetti di un certo marchio, di un certo valore, ossessivamente nuovi e alla moda è diventato come un modo per esprimere sé stessi attraverso “le cose”, come se, per dimostrare di essere davvero qualcuno che conti, l’unica via passasse attraverso i possedimenti materiali. E forse è proprio da qui che bisognerebbe ripartire.

Tu non sei il tuo lavoro. Non sei la quantità di soldi che hai in banca; non sei la macchina che guidi né il contenuto del tuo portafogli. Non sei i tuoi vestiti di marca” è la frase-perno del film “Fight Club” di David Fincher, intorno alla quale si dovrebbe imparare a riflettere.

Riutilizzare, riciclare, ma anche riparare, aggiustare, consumare oggetti e materiali fino alla fine sono tutte strategie in grado di cambiare la faccia del nostro Pianeta ed anche la nostra vita. Qualcosa che dovrebbe venire incentivato dalle aziende stesse che, troppo spesso, propongono riparazioni più costose del prezzo previsto per un nuovo acquisto, scoraggiando i clienti a sfruttare dispositivi che avrebbero tutte le carte in regola per essere ancora utilizzati a lungo.

Fortunatamente, anche la cultura dell’usato sta cominciando a conquistarsi una piccola dimensione, anche se non è ben vista da tutti: ciò che non serve a qualcuno può essere utile a qualcun altro e non deve finire per forza nella pattumiera, anzi; può rappresentare una fonte di piccoli guadagni per recuperare spese sbagliate.

Trovare, per gli oggetti, una nuova destinazione d’uso che sia diversa dalla discarica: è questa l’economia circolare, l’unica vera alternativa green al consumismo che potrebbe salvarci la vita.

La Ellen MacArthur Foundation

Ellen MacArthur, ex velista inglese, oggi quarantenne e reduce dal viaggio intorno al mondo più breve della storia, ha un nuovo obiettivo: proporre la cultura dell’economia circolare attraverso la Fondazione che porta il suo nome. L’idea è quella di collaborare con governi ed aziende per educare alla valutazione di più cicli di vita per le risorse; oggi è particolarmente concentrata nel settore della moda, poichè è purtroppo emerso che il 73% degli abiti finisce nelle discariche e soltanto meno dell’1% dei materiali utilizzati per la produzione di abbigliamento viene riciclato.