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Le modelle super skinny non rispettano la dignità femminile: nasce "la carta per il benessere"

Le modelle super skinny non rispettano la dignità femminile: nasce “la carta per il benessere”

Il mondo della moda, come quello dell’arte, è sempre stato molto controverso e preso di mira dalla critica; d’altro canto, i messaggi che lancia sono rivolti ad un trend estetico che, qualche volta, può davvero risultare eccessivo ed influenzare, in negativo, più di una generazione.

La moda è, in qualche modo, veicolo di un’informazione molto potente: con i suoi dettami, le sue modelle e le passerelle, va a decidere cosa sarà etichettabile come “bello” nelle stagioni a venire, utilizzando come “stampelle umane” ragazze e ragazzi di ogni etnia, colori e segni particolari. Una sola caratteristica deve essere rispettata, però, per tutti: quella della linea.

Non sono infrequenti modelle molto -troppo- magre o ancora minorenni, anche tra i nomi più importanti del panorama fashion a livello internazionale; e, sebbene il trend “curvy” stia cominciando a spopolare (ricadendo, però, anch’esso, talvolta, nell’esagerazione opposta), i media sono ancora testimoni di una realtà che è ben lontana dallo sponsorizzare bellezze femminili sempre sane, magari anche tornite ed in carne nei punti giusti.

Ecco perché si è reso necessario prendere dei provvedimenti; il tutto è partito da LVMH (Moët Hennessy Louis Vuitton) e Kering (holding multinazionale francese fondata dall’imprenditore François Pinault), i due maggiori gruppi mondiali del luxury, comprendenti marchi importanti come Christian Dior, Louis Vuitton, Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Fendi e Loro Piana.

La “carta del benessere”

Per una volta, insomma, i due colossi mondiali del lusso hanno deciso di collaborare e di lasciare da parte la rivalità, definendo “una carta per il benessere delle modelle e dei modelli” che sarà adottata da tutti i marchi che rappresentano.

Si tratta di una novità che entrerà in vigore proprio in concomitanza con le sfilate di Parigi previste per la fine di Settembre e che, da oggi in poi, condizioneranno l’intero settore del fashion: in ogni caso, che altre realtà decidano di adottarla o di “rinnegarla”, sarà un termine di paragone genuino al quale relazionarsi per tutti.

Ma quali saranno le linee guida da seguire?

Innanzitutto, non sarà ritenuta accettabile, tra i requisiti di selezione, la taglia 36 per le donne e la 46 per gli uomini; si partirà, rispettivamente, dalla 38 e dalla 48 e si aspirerà al benessere di tutti i modelli garantendo la messa a disposizione di uno psicologo/terapeuta durante l’orario di lavoro.
Inoltre, non potranno essere ingaggiati modelle e modelli di età inferiore ai 16 anni, qualora il target sia rappresentare adulti e, in più, le modelle e i modelli di età compresa tra i 16 e i 18 anni non potranno lavorare tra le 22.00 e le 6 del mattino e dovranno essere sempre accompagnati da un genitore o un tutore, anche nell’alloggio previsto. Inoltre, altro tassello importante del puzzle, le agenzie dovranno assicurarsi che anche gli obblighi scolastici siano assolti, a monte del lavoro.

Infine, modelle e modelli avranno sempre a disposizione un interlocutore al quale poter esporre eventuali reclami.

È prevista anche l’istituzione di un gruppo di monitoraggio, composto da rappresentanti dei marchi, agenzie e modelli, che si riunirà annualmente e, per questo primo anno, ogni sei mesi.

Il paradosso

Molti hanno “chiacchierato” questa presa di posizione perchè, proprio lo scorso anno, la Gran Bretagna ha vietato lo spot di Gucci, brand di Kering, appunto, poichè esibiva una modella, all’epoca di 16 anni, “magra in modo non sano“, come è stata definita dall’Asa (Advertising Standards Authority, l’autorità inglese che monitora lo standard delle campagne pubblicitarie).

Che sia stato, invece, un evento provvidenziale che abbia scosso le coscienze fino ad arrivare ai cambiamenti odierni?

In fondo, qualunque sia stato l’iter, sembra che, finalmente, qualcosa si stia muovendo nella direzione giusta!