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Lagom: la filosofia svedese del "less is more"

Lagom: la filosofia svedese del “less is more”

Avete presente la filosofia danese hygge che ha dominato i social per tutto l’anno? Dimenticatela. Da oggi il trend diventa lagom, di matrice svedese, che strizza l’occhio al minimalismo.

La ricerca della felicità è un pallino fisso per gli esseri umani, sempre insoddisfatti, spesso frustrati e scontenti di quello che hanno e desiderosi di ricevere risposte alle domande esistenziali che si pongono sin da tempi antichissimi.

Il problema è che quello che si cerca, forse, è un assioma universale che funzioni per tutti, senza tener presente che, al mondo, ci sono tantissimi tipi di persone diverse, con desideri e modus vivendi completamente differenti, talvolta persino opposti, per cui non può esistere un’unica formula che si adatti alla moltitudine di personalità esistenti: ognuno deve cercare la propria personalissima forma di felicità, forgiata sul proprio essere.

Tuttavia, ogni tanto qualcuno prova a proporre degli standard che promettono di essere validi a livello globale, delle “felicità già impacchettate” e pronte all’uso racchiuse in una filosofia di vita che diventa, spesso, ispirazione per tanti, anche attraverso i media ed i social.

“Lagom” ed il richiamo alla moderazione

In medio stat virtus” dice un proverbio latino che ha attraversato i secoli sino ad arrivare a noi e sembra che gli svedesi abbiano mutuato questo concetto madre all’interno della loro filosofia di vita: parliamo di lagom, una parola che è entrata nei trend social prepotentemente, nell’ultimo periodo, che indica proprio questo approccio alla vita semplice e minimal.

Sei un capo d’azienda? Se vuoi essere lagom devi organizzare riunioni, dare ascolto agli altri, creare una rete di fiducia e di collaborazione per ottenere lavoratori meno stanchi, più liberi e, contemporaneamente, proprio per questo, più produttivi.

Sei un cittadino con la passione per l’esplorazione delle nuove tendenze? Se vuoi rifarti al lagom devi liberarti di tutto ciò che è superfluo, dalle spese settimanali non necessarie, e che ti consentiranno anche di risparmiare, ai mobili inutili e ingombranti del tuo appartamento.

Riutilizzare, re-indirizzare, riciclare sono le parole d’ordine per questo way of living, che ben si concilia, quindi, anche con l’ondata di ambientalismo sorta per far fronte ai tantissimi problemi che sta attraversando il nostro pianeta proprio a causa della nostra cattiva gestione delle risorse.

Insomma, “meno è meglio“, fa ritornare in contatto con le cose veramente importati della vita e, contemporaneamente, produce vantaggi concreti, perché fa da salvadanaio, riequilibra priorità e gestione del tempo, garantisce legami più veri e proficui a tutti i livelli e influenza anche la produttività lavorativa.

Tanto per fare un parallelismo, non basta un bel paesaggio nordico innevato o una calda tazza fumante tra le mani a garantire una felicità duratura: se hygge, infatti, era più orientato su “momenti felici”, lagom, invece, si propone una conduzione di vita vera e propria che sia in grado di avere effetti a tempo indeterminato in ogni ambito.

Le critiche

Come spesso accade in questi casi, non sono mancate le critiche.

Già il significato di hygge era stato ampiamente discusso, poiché il suo messaggio era stato condiviso da un personaggio politico di estrema destra, che vedeva negli immigrati una minaccia a quella condizione perfetta, generatrice della sensazione “cozy” di pace personale. In sostanza, si era detto che la ricerca di questi attimi di felicità personale poteva favorire l’isolamento, l’asocialità, ma anche la perdita di valori importanti a livello umano.

In questo caso, invece, è stato proprio un giornalista del Guardian a pronunciarsi apertamente. Si tratta di Richard Orange, da 5 anni residente proprio in Svezia: “Vi prego, non trasformate il lagom, soffocante dottrina luterana di auto-privazione del mio Paese di adozione, in un trend di lifestyle. Tanto vale celebrare la mediocrità, le basse aspettative e il conformismo alle norme“.

Dove risiederà la verità?