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BDSM e altre trasgressioni

La trasgressione non è patologia: il BDSM

La religione ha influito molto, nell’arco di tantissimi secoli, sulla questione della sessualità più o meno libera tra le persone. Un’influenza che ha dominato, e ancora per certi versi lo fa, la vita e le abitudini di tutti.

Ma ogni credenza, ogni usanza, ogni credo, è sempre nato con un motivo ben preciso: che si trattasse della sottomissione di un popolo o della regolamentazione di tradizioni scellerate attraverso delle regole che “acquietassero” gli animi, non importa; quello che è davvero importante è che le regole imposte da determinati tipi di religione si sono diffuse a macchia d’olio, diventando parte integrante delle nostre vite e delle nostre abitudini, fino ad entrare nella nostra morale, contaminandola, a volte per sempre, senza dare più al libero arbitrio la possibilità di sentenziare di per sè.

Ecco perchè il sesso ci ha messo così tanto tempo ad essere sdoganato dalla lista dei tabù e perchè, ancora oggi, per noi italiani, in qualche modo influenzati dalla cultura cattolica e dalla presenza del Vaticano, è difficile parlare di pratiche erotiche trasgressive senza etichettarle, in qualche modo, come “patologiche”.

Ma la trasgressione non è sempre patologia, anzi!

La linea sottile tra normalità e patologia

Nel 2013, il DSM V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) ha apportato delle variazioni significative nell’ambito di quelle che un tempo erano definite “perversioni”. La linea sottile che passa tra una normalità trasgressiva e una disturbante patologia è quella marcata dalla consensualità.

Qualunque forma di sessualità consensuale non è definibile come perversa o “sbagliata” mentre, al contrario, ogni forma di sessualità “egoista” lo è.

Prendiamo ad esempio il caso del Bondage.

Il BDSM

BDSM sta per Bondage e Disciplina, Dominazione e Sottomissione, Sadismo e Masochismo.

E’ l’insieme di pratiche erotiche legate a queste 4 parole chiave, che però è ampiamente documentato, regolamentato e, soprattutto, consensuale!

L’esperienza, in pratica, come tutte quelle legate alla sessualità consensuale, deve risultare completamente soddisfacente per entrambe le parti; parti che, necessariamente, devono conoscere le regole per partecipare “al gioco”.

La prima regola, fondamentale, è racchiusa nella sigla SSC: Safe, Sane and Consensual (Sicuro, Sano e Consensuale).

Dopodichè si passa alla terminologia tecnica: c’è il Master (colui che domina) e lo Slave (lo schiavo, il sottomesso), ma sono ruoli che possono essere anche interscambiabili; inoltre c’è la safeword, la parola concordata a priori per far terminare l’esperienza, magari a soglie di dolore troppo importanti, e l’aftercare, cioè le cure (e le coccole), fisiche ed emotive, da scambiarsi dopo il rapporto. Una serie di accordi che, come si nota, non possono che essere presi consensualmente e che non possono che portare al godimento dell’esperienza di due persone consapevoli e consenzienti sin dall’inizio.

Parafilia e disturbi parafiliaci

Le cose cambiano drasticamente quando non c’è la consensualità.

Per parafilia si intende un interesse sessuale atipico, vissuto senza alcun disagio, mentre per disturbi parafilici si cambia completamente scenario, parlando di parafilie caratterizzate da esclusività, di chi trae piacere solo con pratiche sessuali particolari, ed egodistonia, che crea disagio al soggetto, talvolta anche con il desiderio di arrecare danni, ferite, persino morte ad altri, ovviamente coinvolgendo persone non consenzienti.