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La ricerca della solitudine

La ricerca della solitudine

Solitudine: una parola che fa paura a molti, quasi a tutti, per la sua potenza e per la condizione che implica. Ecco qualche buon motivo, invece, per riscoprirla.

Al giorno d’oggi è praticamente impossibile sentirsi soli. Se anche si decide di restare a casa per un giorno o di fare una passeggiata all’aperto, la presenza incombente dei Social Network e della rete web stessa, attraverso tutti i dispositivi che possediamo, come smartphone e smartwatch, di certo non lasciano scampo. Messaggi, telefonate, Instagram, Facebook, Twitter, Flickr, tutto è sempre, costantemente a portata di mano, di like… e di notifiche. Al punto che, oramai, si ha quasi il terrore di restare da soli e “scollegati“, di vivere offline anche solo per poche ore. Eppure coltivare la solitudine è importantissimo e fondamentale per molti aspetti della vita. Cerchiamo di capire perché.

Il valore della solitudine

È innegabile che la stragrande maggioranza degli artisti trova l’ispirazione migliore durante lunghe fasi di solitudine. Non è infrequente ascoltare interviste di musicisti e cantautori che si ritrovano nel bel mezzo del nulla, del deserto, a vivere per mesi per trovare gli input giusti: c’è chi costruisce intere case di produzione “in the middle of nowhere” proprio appositamente! Un po’ come accadeva (e ancora accade) per gli scrittori, quando si spostavano per mesi, o anche anni, in piccoli paesini abitati da poche anime, appoggiando il taccuino per gli appunti su un tavolino di un bar, sorseggiando, da soli, un liquore. Senza solitudine l’umanità non avrebbe potuto godere di migliaia di canzoni e di altrettante migliaia di libri, novelle, racconti. Quando si è soli, ma soli per davvero, lontani anche dal “rumore” della rete, si entra in contatto profondo con se stessi, con i propri bisogni, la propria mente, la propria coscienza, persino quella sepolta sotto centimetri e centimetri di “specchi”, utilizzati, nella società (online e offline) per compiacere gli altri e cercare di stare al mondo nella maniera più semplice possibile. La solitudine “spoglia”, ci lascia nudi di fronte a noi stessi, ed è questo, forse, il motivo per il quale molti la temono come fosse il peggior nemico.

I falsi rapporti

Il primo problema in cui, però, si incappa quando si rifugge la solitudine è quello dei falsi rapporti, o meglio, falsati. Ci sono persone che non riescono a stare da sole e cambiano continuamente partner in un “chiodo scaccia chiodo” infinito che diventa quasi meccanico, sempre uguale, sterile, privo di vere emozioni, di autenticità; c’è chi non elabora mai i lutti di una perdita, della fine di una storia, di un matrimonio, chi dipende dal sesso e dall’approvazione altrui anche solo per una singola, squallida notte di cui è cosciente che nulla resterà. C’è chi si contorna di amici ipocriti, numerosi ma, di fatto, assenti, giusto per avere qualcosa da fare, da postare sui Social Network, per poter dimostrare agli altri e a se stesso di non essere solo. C’è persino chi ha paura di lasciare la casa dei genitori perché “diventare grande”, autonomo, implica troppe responsabilità. E dove non arrivano i rapporti falsi ci sono i social, sempre pronti a far sentire le persone meno sole ma, di fatto, allontanandole dalla presenza fisica e immergendole in una “compagnia” che è tutta virtuale.

Le conseguenze

Tutto questo porta ad una specie di condizione di “sforzo” continuo che però non viene percepito, perché si va avanti per inerzia e per dipendenza. La concentrazione che si ritroverebbe da soli, scaricando la tensione passeggiando in un parco anche per sole due ore, senza lo smartphone in tasca, sarebbe di gran lunga un toccasana per la psiche, per la resa lavorativa, per fare chiarezza dentro di sé riguardo i sentimenti, le aspettative, i desideri… La ricarica emotiva e fisica che si ritrova in momenti di pura solitudine non ha eguali. La connessione importante, che è quella con se stessi, nasce soprattutto da questi momenti, che andrebbero vissuti sempre, sia per gioia che per tristezza. Affrontare la solitudine, in ogni sua forma, è crescere, maturare, capire davvero cosa si vuole dalla vita e ricaricarsi per cercare di ottenerlo al meglio. Chi salta questo “appuntamento con se stesso” non è furbo, anzi, perde molto.

Fate un esperimento

Può sembrare stupido all’inizio, ma si può andare per gradi. Provate a ritagliarvi dei momenti di solitudine assoluta, online e offline, magari all’inizio solo per qualche minuto, e poi per qualche ora, col tempo. Riscoprirete un mondo che è solo vostro, con il quale entrare in contatto, e attraverso il quale condurre la vostra vita. Capirete davvero chi c’è e chi non c’è, al di là del cellulare e dei Social Network; e, soprattutto, vi renderete conto di quanto sia importante scegliere chi potrà starvi accanto non sulla base del bisogno, ma della vera sincerità e compatibilità. D’altronde, il sentimento più puro è quello che unisce persone indipendenti che sentono, tuttavia, la voglia di stare insieme.