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La felicità nascosta dentro a un libro

La felicità nascosta dentro a un libro

Leggere rende felici o, perlomeno, migliori: lo stabilisce uno studio condotto da GeMS in collaborazione con l’Università di Roma Tre.

Per tanto, troppo tempo, leggere è stato un privilegio per pochi, vietato a tanti, impossibile per tantissimi.

Oggi, fortunatamente, il livello di alfabetizzazione è altissimo in Occidente, dando la possibilità a tutti, o quasi, di poter godere dei vantaggi della lettura a tutto tondo.

Leggere è diventato non solo un modo per acculturarsi, ma anche per rilassarsi, appassionarsi a storie e romanzi, perdersi in viaggi immaginari; in sostanza, evadere dalla realtà per immergersi completamente in un altro mondo.

Con l’avvento del web, purtroppo, questa abitudine per tanti si è ridimensionata e sono tantissime le persone (soprattutto i giovani) che, ad oggi, non conservano la passione per i libri. Gli schermi del PC, attraverso i quali si possono anche leggere e-book, di certo non sono adatti per coprire lo stesso ruolo di un formato cartaceo. Manca il contatto con la carta, il profumo delle pagine, la possibilità di potersi rilassare davvero con una nuova storia tra le mani, senza contare che gli schermi emanano tantissima luce che, alla lunga, stanca l’occhio e non consente di proseguire al meglio con la lettura.

Tra chi legge e chi non legge, però, ci sarebbe un divario riguardante addirittura la felicità e la soddisfazione personale.

Lo studio condotto da GeMS

In occasione del suo decennale, GeMS (Gruppo editoriale Mauri Spagnol) ha commissionato al Cesmer (Centro di Studi su Mercati e Relazioni Industriali dell’Università di Roma Tre) una ricerca dedicata al rapporto tra la lettura di libri e il benessere degli individui.

Si è trattato di sondaggi telefonici che hanno ricoperto una grande fetta di persone di età maggiore di 14 anni, che hanno fornito un numero di circa 1.100 interviste complete; le uniche prese in considerazione per l’elaborazione dei dati.

Ne è emerso che i lettori:

  • sono più felici complessivamente dei non lettori;
  • hanno livelli più alti di benessere soggettivo cognitivo dei non lettori;
  • fanno esperienza di emozioni negative meno spesso dei non lettori;
  • sono positivi e provano benessere più frequentemente dei non lettori;
  • sono negativi e si sentono arrabbiati meno frequentemente dei non lettori;
  • sono più felici, nel complesso, di come impiegano il loro tempo libero rispetto ai non lettori;
  • attribuiscono mediamente maggiore importanza alle attività di impiego del tempo libero rispetto ai non lettori;
  • danno maggiore importanza alla lettura, come attività di impiego del tempo libero, rispetto a ai non lettori;
  • considerano la lettura la quarta attività di impiego del tempo libero per felicità generata (la prima è fare esercizio fisico e sport);
  • in misura addirittura dell’88%, ritengono che la lettura contribuisca a rendere la propria vita felice con punteggi alti.

Insomma, a parlare con con chi ha conservato la buona abitudine di leggere, sembra che si ritrovi un vero e proprio elogio della felicità a tutto tondo, dove anche i momenti negativi, che ci sono per tutti, prendono un’importanza ed un significato molto diverso rispetto agli altri.