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"La felicità è un percorso, non una destinazione"

“La felicità è un percorso, non una destinazione”

La felicità è un percorso, non una destinazione” è un celebre aforisma che contiene una grande verità, da non dimenticare e da tenere a portata di mano anche nei momenti più duri e difficili.

L’avvento dei social network ha sicuramente amplificato un problema che esisteva già nella società, ma che si verificava attraverso altre interazioni. Lasciando da parte i “lamentosi seriali” che si mantengono sempre sul profilo delle vittime, talvolta sfiorando anche il cattivo gusto e la mancanza di tatto nei confronti di coloro che davvero vivono condizioni di disagio, il resto delle persone è, di solito, votato a “salvare la faccia“, cercando di ostentare una felicità che in realtà non possiede.

Quante coppie ogni giorno si lanciano messaggi d’amore pubblici; quante ragazze fingono di mangiare sconsideratamente, sfoggiando una linea invidiabile e nascondendo diete massacranti; quanti adolescenti, chiusi nelle loro camerette, vantano migliaia di amici ma sono sempre, inesorabilmente, soli davanti ad uno schermo?

Può sembrare assurdo, ma tutto questo è in grado di manipolare la ricerca della felicità altrui; quello che si vede, quello con cui ci si confronta, sembra sempre migliore di quello che si possiede, per cui si comincia ad ostentare il fittizio, omologandosi agli altri, oppure a ricercare spasmodicamente qualcosa che non c’è e che, quindi, non potrà mai essere trovato, lasciando molto spesso le “vittime” stremate, stanche, demotivate e depresse.

Cos’è che è in grado di abbatterci così e cosa possiamo fare per evitarlo?

La ricerca della felicità

Innanzitutto, la cosa più importante è: mai fidarsi delle apparenze.

Quell’amica ha la linea migliore della vostra, un fidanzato amorevole o una casa spettacolare e voi stramazzate al suolo per stare dietro alla dieta, siete single da anni e faticate già per pagare l’affitto del vostro monolocale? La “superficie delle cose” parrebbe dire questo, ma scavando molto più a fondo, le verità che si potrebbero trovare potrebbero raccontare anche realtà molto differenti, meno gioiose e più tristi.

Non bisogna stare lì a chiedersi quanto si sia popolari, quanti soldi si guadagnino, quanto sia stata magica e indimenticabile la propria festa di compleanno, insomma, in una parola, cosa pensino gli altri di noi: non si può piacere a tutti, non si può vivere assecondando le aspettative altrui né, tanto meno, si deve passare l’esistenza a chiedersi cosa si possa fare per ottenere feedback positivi dall’esterno. L’unico modo per vivere una vita piena è essere se stessi, in modo che ci si possa contornare delle persone giuste e compatibili con il proprio modus vivendi e le proprie inclinazioni naturali. Che vita sarebbe se si fingesse continuamente una condizione falsamente appagante? Un paradiso in superficie e un inferno nel profondo… proprio come succede per tutti quelli che ostentano una vita “senza macchia e senza paura” sui social.

Rifiuti e sentimenti

Quello che può fare davvero male, e inquinare un percorso sereno, forse, è proprio un rifiuto. Che riguardi una relazione di amicizia o sentimentale, un affare di lavoro o una questione di famiglia, sentirsi dire “no” oppure rifiutati non è mai una bella sensazione. Per chi vive, poi, un brutto rapporto con la sindrome dell’abbandono o con la dipendenza affettiva tutto questo può prendere, in breve, anche i connotati di una tragedia. L’autostima finisce sotto i piedi e si pensa di valere poco o niente; eppure, a pensarci freddamente, un rifiuto non definisce il rifiutato, ma i gusti e le inclinazioni del rifiutante! Vista così, la cosa assume dei contorni decisamente diversi.

Anche inseguire un uomo che non dimostra un interesse particolare o che, peggio, si approccia in modo ambiguo e sfuggente, non è sano, per un solo e semplice motivo: una persona che non prova sentimenti profondi resterà assente anche nei momenti difficili, in una ipotetica vita a due, in qualunque condizione si presenti, anche se si riuscisse a “conquistarla”.  A volte, questo tipo di inseguimento è solo una sfida, per dimostrare a se stesse di potercela fare o per riscuotere dei “crediti” che sono stati accumulati in famiglia, durante l’infanzia; ma che nessuno scambi tutto questo per amore, che è complicità e reciprocità!