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La doppia matrice del senso di colpa

La doppia matrice del senso di colpa

Chi, nella vita, non ha mai sperimentato la cattiva sensazione del senso di colpa? Ma quand’è che ha davvero senso provarlo e perché, a volte, può diventare addirittura tossico?

In un mondo sempre più frenetico, cinico, anestetizzato dalla morale e dai sentimenti perché votato alla perfezione esteriore, all’appagamento del giudizio altrui, al recitare, in alcuni casi, per tutta la vita una parte che non rispecchia il vero Io interiore, anche il senso di colpa è diventato qualcosa di molto raro da sperimentare. Eppure, è quella componente che, centinaia, anzi, migliaia di anni fa ha contribuito alla costruzione del credo religioso cattolico, secondo il quale qualunque peccatore, se “colpito” dalla potenza del pentimento sincero, avrebbe scampato l’Inferno.

Proviamo a guardare da vicino tutta questa faccenda.

Il senso di colpa come pentimento

Quando si possiede una morale e una buona dose di empatia, in generale, si soffre moltissimo nel causare accidentalmente dolore agli altri; senza contare che diventa ancora più difficile accettare di avere avuto qualche responsabilità in una catena di eventi che, magari, ci ha portato a qualche insuccesso o a qualche accadimento negativo.

Questi sono, forse, gli unici casi in cui il senso di colpa esprime qualcosa di positivo, a patto di non trasformare tutta la situazione in un dramma, poiché la sua esasperazione può sfociare anche in depressione e, per i soggetti più deboli, può diventare persino fatale.

Il senso di colpa, infatti, è qualcosa che lacera dall’interno e che si attribuisce la responsabilità di notti insonni, pensieri ossessivi, pianti, disperazioni, persino isolamento e asocialità, per un certo periodo.

Bisogna “far pace con se stessi”, accettare che le cose sono andate in un certo modo, pensando, lucidamente, che sebbene sul passato non si possa più intervenire, è possibile fare qualcosa per il futuro, rimediando, ove si può, al danno fatto.

Ma il pentimento in sé per sé è già una grande punizione per chi lo sperimenta e, se genuino e sincero, è la prova tangibile che quel determinato sbaglio non verrà mai più commesso, se non altro per non dover sperimentare ancora quella orrenda sensazione di disagio e di dolore: ecco il suo ruolo, quindi; è una sorta di spartiacque tra il bene e il male.

Eppure non è sempre così.

Manipolazione e falsi sensi di colpa

Ogni scelta che facciamo o non facciamo delinea il nostro destino; e ogni destino, a sua volta, si compone di qualcosa che accogliamo e qualcosa che scartiamo, nel momento stesso in cui operiamo o non operiamo le relative scelte. In questo senso, non ci sono sensi di colpa da sperimentare, poiché bisogna solo accettare di prendersi man mano la responsabilità delle proprie azioni e, quindi, del proprio destino, consci che è possibile sbagliare, perché siamo esseri umani, imperfetti, ma anche che è possibile rimediare, nella maggioranza dei casi, se davvero lo si desidera.

Tutto questo è un discorso che fila liscio finché non incappiamo nella dipendenza affettiva e nella manipolazione.

Chi ha una storia familiare di anaffettività, nella stragrande maggioranza dei casi si ritroverà ad affrontare relazioni sentimentali problematiche, dove ci sarà una caratteristica comune: il senso di colpa perenne.

Anche dove si sa bene di aver agito nel migliore dei modi, cominciano a materializzarsi dubbi, incertezze, si cominciano ad immaginare scenari alternativi in cui ci si comporta diversamente.

Questo accade perché chi è nella morsa della dipendenza affettiva è facile preda di manipolatori e narcisisti patologici, la cui specialità è proprio indurre “la vittima” a colpevolizzarsi di qualunque cosa, anche di errori mai commessi, e a “strisciare” ai loro piedi anche quando sono loro, in realtà, ad avere le responsabilità peggiori.

È molto importante, quindi, imparare a capire quando un senso di colpa è genuino ed ha senso di esistere e quando, al contrario, non c’è nulla per cui tormentarsi: coltivare la propria autostima e scavare nel profondo per scoprire le ragioni delle proprie fragilità è sicuramente l’unico modo per affrontare la vita nella maniera più lucida e consapevole.