Italia: la transizione alla green economy
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Italia: la transizione alla green economy

Italia: la transizione alla green economy

L’energia pulita, fondata sull’utilizzo di fonti rinnovabili ed una politica del riciclo, del riutilizzo e della valorizzazione dei rifiuti, sono al centro dell’attenzione, in questo momento, nel nostro Paese.

Green economy: ecco la direzione prossima dell’Italia, che tenta di uniformarsi agli standard europei migliori in fatto di economia circolare e sostenibilità.

10 gli obiettivi da raggiungere, attraverso un vero e proprio decalogo che articola il “Programma per la transizione alla green economy”, messo in piedi dal Consiglio Nazionale della Green Economy, formato da ben 66 organizzazioni.

Tutto questo, durante l’evento Ecomondo di Rimini, è stato presentato e messo all’attenzione dei politici nella giornata inaugurale degli Stati Generali della Green Economy, appunto.

In fondo, la situazione italiana è meno disastrata di quello che si pensa: il 42% delle imprese è già allineato con il concetto di green economy, con 5.000 realtà che operano nella gestione dei rifiuti.

I 10 “comandamenti” della green economy italiana

Come abbiamo anticipato, gli step suggeriti dal decalogo per il raggiungimento di una green economy imperante sono 10.

Ognuno di essi affronta una problematica in maniera risolutiva, cercando di allinearsi al meglio alla realtà di un Paese sostenibile.

  1. Inserire la transizione alla green economy fra le priorità di governo. Secondo i sondaggi, il 58% dei cittadini è abbastanza informato in materia, con un’ottima percentuale (si parla del 70%) che ritiene questa transizione importantissima, al punto da virare il proprio modus vivendi in funzione di questo raggiungimento.
  2. Rinnovare il sistema energetico. La questione della gestione dei rifiuti, la terra dei fuochi e l’educazione ambientale sono il tramite perfetto per avere cittadini più informati e promuovere energie alternative pulite. Tra l’altro, il nostro Paese si trova in una situazione particolare: deve ridurre le emissioni di gas serra del 50% entro il 2030 (addirittura di oltre l’80% per il 2050), guardando ai dati del 1990, e questo può avvenire solo incentivando, anche economicamente, attraverso un raddoppio dei contributi, le energie rinnovabili. Un dato su cui è importantissimo soffermarsi perché, ad esempio, le emissioni nel 2015 sono addirittura aumentate (+2,8%).
  3. Puntare sull’economia circolare. È necessario educare i cittadini a produrre meno rifiuti, in modo che i materiali destinati alla discarica siano sempre di meno, anche se, per realizzare tutto questo, anche il servizio di ritiro-sacchetti andrebbe rivisto e rimodellato, soprattutto nei grandi centri e nelle periferie più abbandonate.
  4. Attivare un piano nazionale per la rigenerazione urbana. Vanno attivati percorsi in tema rigenerazione green delle città, con riqualificazione di aree urbane e periferie degradate.
  5. Gestire diversamente la mobilità urbana. Per moltissime metropoli diventa un obbligo investire sulla mobilità pubblica, tra l’altro vietando l’immatricolazione per auto diesel e benzina, una volta varcata la soglia temporale del 2030. L’Italia, e questo non va dimenticato, è tra i Paesi europei con il numero più alto di decessi prematuri per anno causati da inquinamento atmosferico e con il tasso di motorizzazione privata più alto.
  6. Favorire un’agricoltura sostenibile. Il nostro Paese è il secondo esportatore di biologico al mondo, dopo gli Usa, ed è in testa per prodotti agroalimentari certificati. Va, quindi, curata qualità e quantità del servizio in base a standard più sani e sostenibili dal pianeta e dalla nostra stessa salute.
  7. Promuovere la qualità ecologica. Chi fa impresa, in ottica green, va aiutato, supportato e incentivato.
  8. Tutelare e valorizzare il capitale naturale. L’Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità, ma l’inquinamento, gli incendi e la mano dell’uomo stanno distruggendo questo patrimonio senza tempo e inestimabile.
  9. Investire nella gestione delle acque. Eliminare gli sprechi, ridurre i rischi di alluvioni, gestire al meglio una risorsa importante. Per il Belpaese è importantissimo ridefinire il ruolo dell’acqua. Tra l’altro, il 22% delle nostre tubature ha più di 50 anni ed il nostro territorio ha 12 mila kmq (corrispondenti a 1,9 milioni di abitanti) a grave rischio alluvione.
  10. Rendere più efficaci le politiche pubbliche. Se la popolazione va educata, e su questo non c’è dubbio, le amministrazioni pubbliche devono diventare più celeri ed efficaci. Burocrazia, attività pratiche, connessione con i cittadini, tutto deve avvenire nella maniera più fluida possibile per favorire la transizione.

Insomma, c’è bisogno di eco-innovazione a tutti i livelli!