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Italia: 2017 l'anno meno piovoso dal 1800

Italia: 2017 l’anno meno piovoso dal 1800

Il 2017 volge ormai al termine ed è tempo di bilanci. Isac e Cnr hanno fatto il punto della situazione a livello climatico-meteorologico.

Viviamo in un momento storico in cui l’attenzione per l’ambiente, e conseguentemente per il clima, è massima, nonostante le contromisure scelte di volta in volta, spesso, non siano sufficientemente coraggiose. Si fa ancora largo utilizzo, infatti, soprattutto nel nostro Paese, di fonti di energia non rinnovabili e assolutamente poco green, senza contare che la raccolta differenziata, in alcuni comuni e metropoli, è ancora ben lontana dall’essere eseguita come legge vorrebbe.

In questa atmosfera, alla fine di questo 2017, arrivano i primi bilanci in fatto di clima, e non sono dei più incoraggianti.

L’anno più secco degli ultimi due secoli

Quello che si sta concludendo per gli italiani, secondo le stime, è l’anno più secco e meno piovoso che ci sia mai stato… dal 1800!

Il risultato è stato comunicato dalle ricerche condotte da Isac e Cnr (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima e Consiglio nazionale delle ricerche), che hanno concluso, tra l’altro, che si è trattato del quarto anno più caldo, sempre nello stesso range temporale, con un’anomalia di +1.3°C al di sopra della media del periodo di riferimento convenzionale. Di più è accaduto soltanto nel 2003, 2014 e soprattutto 2015, con 1.43°C al di sopra della media. A pari merito, invece, 2001, 2007 e 2016.

Ma il problema non risiede, in verità, soltanto nelle temperature.

Scartando gennaio, settembre e novembre, infatti, tutti i mesi dell’anno 2017 sono stati caratterizzati da una profonda siccità, con deficit di precipitazioni del 30 e addirittura del 50% per ben sei mesi.

L’Isac-Cnr non ha dubbi e fa sapere in una nota: “Gli accumuli annuali a fine 2017 sono risultati essere di oltre il 30% inferiori alla media del periodo di riferimento 1971-2000, etichettando quest’anno come il più secco dal 1800 ad oggi (…) Per trovare un anno simile bisogna andare indietro al 1945: anche in quell’anno ci furono 9 mesi su 12 pesantemente sotto media, il deficit fu -29%, quindi leggermente inferiore“.

Un trend che ci si augura inverta direzione

Un Paese “a secco” d’acqua è un Paese che ha bisogno di sprecarne, paradossalmente, di più per poter soddisfare le proprie esigenze: dare da bere alla popolazione, irrigare i campi, dare le basi per la sopravvivenza all’agricoltura, degli allevamenti e purificare l’aria da microparticelle volatili, che, invece, attraverso la pioggia, possono facilmente scivolare via.

Dover ricorrere a più acqua in maniera autonoma significa attivare, quindi, un concatenamento di eventi e di consumi che, naturalmente, vanno direttamente a gravare sull’economia del Paese, sull’inquinamento e sull’impiego di risorse, rinnovabili o meno, che ci sono a disposizione.

Ecco perché, ogni anno, si fanno tante stime e bilanci: è importante che il clima garantisca tutto ciò che la natura ha da offrire al pianeta e ai suoi abitanti; è necessario per salvaguardare la vita di tutti, in ogni aspetto possibile.